Una vera Gioconda ritrovata a Roma? Il mistero del ritratto di Montecitorio

Torna l'eccitamento da thriller artistico con il ritrovamento a Montecitorio di una Gioconda, c'è chi è pronto a giurare sia di Leonardo

di Camilla Soru

Diciamoci la verità, da quando Dan Brown ha nascosto enigmi e indizi nelle opere d’arte per dar vita ad uno dei thriller più venduti di sempre, il binomio arte e mistero ci piace tantissimo. Se a questo aggiungiamo l’ingenua pretesa di alcuni di avere in Italia la Gioconda ecco che il caso è pronto a gonfiarsi, se continuiamo con una puntina di cospirazione e mistero siamo pronti alla detonazione. E’ scoppiato il caso: abbiamo una nuova Gioconda, trovata misteriosamente in un magazzino di Montecitorio e finalmente tornata alla luce. E non ci sono dubbi, dietro a quelle pennellate c’è la mano del maestro Leonardo da Vinci. Addirittura le certezze si spingono oltre: la tavolozza è la stessa usata per dipingere la Gioconda di Parigi.

Ma com’è accaduto che una misteriosa opera di Leonardo finisse dimenticata in un magazzino, certo di Montecitorio ma pur sempre un magazzino? Semplice: non è accaduto.

Il “Ritratto Femminile, detta La Gioconda”, chiamato così dal sito d’arte della camera, non era nascosta in nessun magazzino. Restaurata nel 2019, si trovava appesa nella stanza del questore della Camera Francesco d’Uva, detto Chicco, Chicco d'Uva, del movimento 5 stelle.

Al questore d’Uva deve essere sembrato troppo avere una riproduzione della Gioconda nella sua stanza privata, così ha deciso spostarla negli spazi di sala Aldo Moro, rendendola improvvisamente più celebre. Sarà complice l’appassionamento per le teorie del complotto del suo partito o forse l'opportunità di un po' di visibilità facile, ma da quel momento il questore ha deciso che lavorerà per scoprire se il dipinto nasconda la mano di Leonardo oppure no.

“Organizzerò un convegno e metterò a confronto studiosi e teorie” ha dichiarato in un’intervista.

Ma è di Leonardo il dipinto della Camera?

No, ovviamente. “un modesto dipinto d’arredamento” l’ha definito Vittorio Sgarbi con quel suo modo tranchant che non lascia troppo spazio a interpretazioni. "Tutto quello che meritava di essere restituito ai musei lo è stato nei decenni scorsi attraverso una commissione che io ho guidato”. 

Una piccola copia, 70x50 le misure, ben fatta. Probabilmente l’autore ha avuto la possibilità di osservare il nobile prototipo più da vicino ma nulla di più.

Sì, invece. L'opera è passata nelle mani di Cinzia Pasquali, restauratrice delle opere di Leonardo al Louvre. Non proprio un’inesperta. Anche se non si può sostenere con certezza che Leonardo abbia messo mano al quadro, la Pasquali sostiene che l’opera arrivi direttamente dalla sua bottega e che sia del ‘500. “Il dipinto è molto interessante. Non possiamo escludere che Leonardo abbia partecipato alla sua realizzazione, non ho mai detto che fosse di Leonardo ma che il contesto in cui l’opera è stata realizzata è quello della sua bottega nel ‘500”

Del resto l’affidabilità di Cinzia Pasquali non si può certo mettere in discussione, è lei infatti l’autrice del “restauro del secolo”, ovvero la pulitura di Sant’Anna con la Vergine e il Bambino con l’agnellino di da Vinci.

Pasquali sottolinea: “Mi fido dei documenti e questi dicono che l’opera era già nella collezione Dal Pozzo e dunque è del ‘500. Lo confermano anche le analisi”

Insomma, finché la diatriba tra esperti non troverà una fine e un vincitore, per il prossimo appassionante thriller a sfondo artistico ci toccherà aspettare Dan Brown.