Una taglia da 10 milioni di dollari per le opere rubate: la rapina del secolo

Da Degas a Manet da Rembrandt a Vermeer: trentun anni fa il colpo più clamoroso nella storia dell'arte. Rubate opere per mezzo miliardo di dollari

La sala olandese al museo isabella Stewart Gardner

Non sono tanti i musei che pubblicano una taglia per furto d'arte. E certamente sono rari quelli che sono disposti a offrire la bellezza di dieci milioni di dollari per recuperare opere rubate oltre trent'anni fa. Succede al Museo d'arte Isabella Stewart Gardner di Boston, Massachusetts: qui, il 17 marzo 1990, due uomini travestiti da poliziotti misero a punto quello che è considerato ancora oggi il più grande e misterioso furto di opere d'arte al mondo.

Quella notte sparirono nel nulla tredici opere per un valore di 500 milioni di dollari. Volatilizzati. Un giallo che si porta dietro tante ipotesi, dubbi e indizi che non hanno mai condotto a una soluzione. E tante domande ancora senza risposta: perchè il custode aprì la porta ai rapinatori? Perché l'allarme antincendio era stato disattivato? E perché tra le tante opere esposte, anche di grande valore, i ladri scelsero proprio quelle? Il misterioso furto di Boston non smette di affascinare e arriva anche in tv: dal 7 aprile vedremo su Netflix “Un colpo fatto ad arte, la grande rapina al museo”, docu-serie in quattro puntate diretta da Colin Barnicle che racconta la storia di quella notte, le indagini e i suoi protagonisti e i diversi tentativi di speculazione sorti attorno al caso.

Il furto nella notte di San Patrizio

Tutto iniziò intorno alla mezzanotte del 17 marzo di 31 anni fa. Il centro di Boston era animato dai chiassosi festeggiamenti per San Patrizio, celebrati soprattutto dai tanti emigrati di origine irlandese in città. In pochi, passando per Evan Way, notarono la Dodge Daytona parcheggiata davanti all'ingresso secondario della galleria. Nessuno dall'esterno si accorse che due uomini con baffi finti e divisa da poliziotti si fecero aprire la porta dalla guardia notturna, fermarono il secondo custode e immobilizzarono entrambi pronunciando una frase che sembrava maldestramente copiata da un film di gangster: “Questa è una rapina, non createci problemi e non vi faremo niente”.

Il bottino: undici quadri e due oggetti preziosi

Il colpo durò ottanta minuti: i banditi entrarono nella “sala olandese” e portarono via "Paesaggio con obelisco" di Govert Flinck e "Concerto a tre" di Jan Vermeer, il più prezioso tra le opere con un valore di 250 mila dollari. Rubarono poi cinque Degas, un Manet, un vaso cerimoniale cinese e un pinnacolo con aquila di età napoleonica.

Le opere rubate al museo di Boston

Nella refurtiva anche tre opere di Rembrandt: un autoritratto, "Dama con gentiluomo in nero" e "Cristo in tempesta nel mare della Galilea", stimato centomila dollari. Tutte le opere vennero portate via dopo essere state ritagliate dalle cornici,  che rimasero al loro posto vuote. 

Le opere di Rembrandt

Prima di lasciare l'edificio, i due finti poliziotti cancellarono le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso e quelle dei sensori interni alle sale, dimenticando però di eliminarli dal disco rigido che conservò la segnalazione di movimenti nella sala olandese. I due custodi furono trovati legati e imbavagliati sei ore dopo, quando la Dorge Daytona era già lontana. Spariti i malviventi e sparita la refurtiva: dove sia il bottino dall'incredibile valore di mezzo miliardo di dollari è ancora oggi un mistero.

FBI in azione, le indagini

Negli anni sono state tantissime le segnalazioni: nel 1994, tre anni dopo il furto, il Museo ricevette una lettera anonima che proponeva una trattativa, le opere rubate sarebbero state restituite in cambio dell'immunità dei ladri e di 2,6 milioni di dollari. L'autore della missiva si eclissò poco dopo interrompendo il dialogo. Negli anni successivi arrivarono altre proposte simili mentre l'Fbi continuava a indagare e raccogliere diverse testimonianze che collocavano le opere di volta in volta in Giappone, Arabia Saudita, Irlanda, o poco lontano da Boston, a Philadelphia. Tanti i nomi dei criminali indagati e accusati, ricercati soprattutto tra i gruppi organizzati italiani e irlandesi. Nel 2015 la svolta dall'Fbi: caso risolto, ecco i responsabili, George Reissfelder e Lenny Di Muzio. Ma la verità non la sapremo mai, dato che entrambi erano morti nello stesso anno del furto.

Ricompensa milionaria

Il Museo Isabella Stewart Gardner di Boston non si dà pace e continua a indagare. La taglia è ancora lì: sul sito www.gardnermuseum.orggardnermuseum.org si offre “una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni che portano direttamente al recupero di tutte le 13 opere in buone condizioni. Una ricompensa separata di 100 mila dollari viene offerta per la restituzione del pinnacolo dell'aquila napoleonica. Chiunque abbia informazioni sulle opere d'arte rubate o sull'indagine deve contattare direttamente il Museo Gardner e il responsabile della sicurezza Anthony Amore. La riservatezza e l'anonimato – conclude l'annuncio - sono garantiti".

(Le immagini in questa pagina appartengono all' Isabella Stewart Gardner Museum)