A mollo in piscina con le tigri: le immagini straordinarie e il grido di allarme

A Siena i sorprendenti scatti del fotoreporter Steve Winter sui "big cats" ci ricordano che la loro sopravvivenza è in pericolo. Come sa Leonardo DiCaprio impegnato in un progetto sulla tigre con il Wwf

Una foto che correda questo articolo inquadra un puma di notte e, sullo sfondo, l’insegna di Hollywood. Abituati ai cinghiali a zonzo per Roma non ci stupiremo forse più di tanto per un leone di montagna nei pressi del luogo mitico del cinema. Invece può sconcertare vedere due uomini e due donne in una piscina insieme a tre tigri, si presume ben rifocillate, in un’immagine che ha vinto uno dei premi del World Press Photo 2020. L’autore è Steve Winter, fotoreporter statunitense del National Geographic e di altre testate, che fino al 5 dicembre gode di una ampia mostra al Museo di Storia Naturale della città del Palio su invito del Siena Awards 2021 (clicca qui per il sito dei premi fotografici del festival). “Big Cats” si intitola l’appuntamento senese con i felini di grossa taglia dal destino spesso in pericolo vuoi per la caccia dei bracconieri, vuoi perché noi umani abbiamo drasticamente ridotto quando non cancellato del tutto i loro areali. Ce lo ricorda la mostra senese di cui vi diamo conto con una piccola avvertenza: più link dell’articolo citano siti e fonti in inglese.

Clicca qui per il sito della mostra di Steve Winter 

Big Cats o Wild Cats 

Una definizione più ampia in lingua inglese è “Wild Cats” perché non esistono e non rischiano solo i felini a grossa taglia. Tuttavia torniamo ai felini a mollo in piscina con umani dal sorriso a trentadue denti. Perché lo scatto può sconcertare? Perché vediamo i tre predatori trattati come grossi mici immersi in elemento a loro familiare, l’acqua, in un rapporto del tutto innaturale. Molti di noi, ammettiamolo, vorrebbero tanto coccolare e giocherellare con questi magnifici felini, sennonché non sono gatti che al massimo graffiano. Il titolo dello scatto pubblicato dal National Geographic, “The Tigers Next Door”, e la didascalia dicono: “Negli Stati Uniti vivono in cattività tra le cinquemila e le diecimila tigri, alcune anche come animali domestici. Al contrario, ci sono solo 3.900 tigri selvatiche in Asia e 1.659 negli zoo accreditati di tutto il mondo. Non c'è una legge federale ma varia da Stato a Stato per quanto riguarda gli animali esotici, sollevando preoccupazioni che questo alimenti il commercio internazionale illegale di parti di tigre. Nella foto si vede Kevin "Doc" Antle, diventato recentemente famoso per il documentario di Netflix Tiger King, in posa con il suo staff e tre tigri al Myrtle Beach Safari, in South Carolina, il 30 aprile 2019. I turisti pagano fino a 400 dollari per partecipare a un tour durante il quale possono giocare ed essere fotografati con i cuccioli”. C'è una componente non solo innaturale, anche di possesso, di controllo, in simili rapporti con le tigri.

Clicca qui per il sito di Steve Winter 

Dal puma a Hollywood ai leopardi delle nevi 

Puma (o leoni di montagna) che vivono nelle Montagne Rocciose del Nord America e a Los Angeles hanno trovato nicchie di sopravvivenza perfino vicino a Hollywood, giaguari che si muovono con circospezione o si tuffano a caccia di una preda (può essere addirittura un coccodrillo) nel bacino amazzonico nell’America meridionale, ghepardi e leopardi in Africa, tigri, gli elusivi leopardi delle nevi nell’Himalaya che si credevano estinti: il repertorio di Winter è stupefacente eppure non ritrae i quattrozampe con pelliccia e zanne solo per amore della bellezza. “Sto cercando di trovare immagini che le persone non hanno mai visto prima, che diano loro un motivo per preoccuparsi non solo degli animali, ma anche degli ecosistemi in cui questi vivono”, dice il fotoreporter in un virgolettato del festival senese e autore, nel 2013, del libro fotografico pubblicato da National Geographic “Tigers Forever: Saving the World’s Most Endangered Cat”.

 

 

Tigers Next Door. Foto di Steve Winter ai Siena Award

 

 

Winter: “Se salviamo questi felini possiamo salvare noi stessi”

Il fotografo, che abita con moglie e figlio nel New Jersey, al Siena Photo Awards ha reso espliciti i motivi di un mestiere che vive come una missione: “Molti di questi felini vivono nella foresta. Le foreste sono i polmoni del mondo, ci danno l’aria per respirare, ne abbiamo bisogno. Se salviamo questi felini possiamo salvare noi stessi”. Quella salvezza, oggi, non è nient’affatto garantita. L’International Society for Endangered Cats (ISEC) è un istituto canadese e nel suo sito riporta il quadro globale dei “wild cats”, non solo dei big cats, dal 2008 al 2019, con il sito e il sito che censisce molte specie nella preoccupante condizione di “vulnerable”: vale per il ghepardo (cheetah), per il leopardo, per il leopardo delle nevi (che vive in Asia, non in Africa), per la tigre, la lince iberica, perfino per il leone (clicca qui per consultare il sito).

Il Wwf: dobbiamo proteggere i leoni

Chi si occupa e preoccupa, per sua natura verrebbe da dire, delle sorti dei felini è il World Wildlife Fund. Con un progetto intitolato proprio ai “big cats” in corso dall’inizio degli anni ’60, come ricorda il ramo italiano dell’organizzazione che focalizza e rinnova i propri sforzi per salvare i leoni: “Questa specie così carismatica occupa oggi appena il 10% del suo areale storico e la popolazione è dimezzata negli ultimi 25 anni. E in assenza di misure efficaci e di progetti di conservazione dedicati i leoni diminuiranno di un ulteriore 50% nei prossimi due decenni in Africa occidentale, centrale e orientale” (clicca qui per il sito).

DiCaprio e Wwf: “Ogni parte della tigre venduta in mercati illegali” 

“Ogni parte della tigre, dai baffi alla coda, viene venduta in mercati illegali in tutto il mondo. Il bracconaggio è la minaccia più pressante”, riferisce savetigersnow, una campagna mondiale del Wwf e di Leonardo DiCaprio per creare un sostegno politico, finanziario e pubblico e raddoppiare il numero di questi felini entro il 2022 (clicca qui per il sito). Una nota che ci rimanda alla descrizione sopra citata delle tigri a mollo in piscina e che ci porta a una campagna del Wwf dove torna la stima di 3.900 esemplari in libertà e un barlume di speranza: “Dopo un secolo di declino, le popolazioni di tigri selvatiche in India, Nepal, Bhutan, Russia e Cina sono stabili o crescono, ma serve molto lavoro per proteggere questa specie e in alcune aree, compresa gran parte del Sud est asiatico, le tigri sono ancora in crisi e in declino” (clicca qui per il sito).

Pesticidi per avvelenare i giaguari 

A volte sono i pesticidi a causare disastri. Che i pesticidi abbiano effetti collaterali nefasti, per esempio perché provocano tumori in chi li usa, è notizia di patrimonio ormai comune. Nell’area umida del Pantanal in Brasile bocconi avvelenati con pesticidi sono invece lasciati a bella posta in giro per uccidere giaguari. Li avrebbero disseminati i rancher perché qualche predatore dalla pelliccia magnifica avrebbe divorato dei bovini. Solo che mucche e vitelli non sarebbero il primo pasto dei giaguari se non fosse che quel territorio è stato occupato dagli allevatori e i predatori, indispensabili perché sono in cima alla catena alimentare in natura e mantengono un equilibrio tra specie, non hanno più aree dove cacciare e cibarci (clicca qui per la notizia sul National Geographic).

La consapevolezza è delle nuove generazioni 

È una storia ricorrente: l’uomo prende, occupa, non tollera intrusioni. Solo che oramai dovremmo averlo imparato: annientare una specie produce effetti a catena che si riverberano nell’equilibrio del pianeta e, alla lunga, incide sul futuro di ogni essere vivente, dalle piante a noi umani. Il dramma della scomparsa di api è stato raccontato più volte. Steve Winter, con le sue immagini di potente bellezza, tramite la forza dell’estetica e il fascino dei felini, ci racconta il rapporto tra uomini e natura. Se ne deduce anche che la distruzione benefici pochi umani privilegiati a danno di tutti gli altri esseri viventi. Non a caso si va diffondendo un pensiero nient’affatto banale e forse indispensabile: anche gli animali, anche le piante, hanno i loro diritti, non possiamo più considerarci padroni anche perché, alla fine, i padroni della Terra sono una minoranza che divora ogni risorse a scapito degli altri e delle nuove generazioni. A differenza di tanti adulti, le ragazze e i ragazzi ne sono consapevoli.