Il neopresidente del Fai Magnifico: l’ambiente in Italia è un dramma, attenti alle megapale

In questa intervista il nuovo responsabile del Fondo ambiente italiano parla del rischio di scempi per la fretta di attuare il Pnrr, delle soprintendenze sotto attacco e critica: “Non c’è un ministero dell’ambiente”

L’emergenza ambientale è il problema dei problemi da affrontare. Però non abbiamo più un ministero dell’ambiente e nessuno a livello governativo se ne occupa nello specifico quando mancano i piani paesaggistici delle Regioni e quindi non sappiamo dove i mega impianti eolici e fotovoltaici possono essere installati. Perciò rischiamo scempi enormi, tanto più che solo le soprintendenze possono conoscere tutti i singoli territori ma non hanno forze a sufficienza. Sono, ridotti in una sintesi estrema e incompleta, i pensieri che manifesta con il suo consueto vigore Marco Magnifico, nuovo presidente del Fai – Fondo Ambiente Italiano. Succede all’archeologo Andrea Carandini il quale ha deciso di concludere anzi tempo il compito, peraltro ha 84 anni, e proponendo il successore ricevendo un “sì” unanime.

D’altronde Magnifico sa bene cos’è il Fai: nato a Como  nel 1954, storico dell’arte che ha lavorato alla casa d’aste Sotheby’s, vi è entrato nel 1985. Nel 2010 questo comasco dall’eloquio rapido, diretto, carico di energia, è diventato vicepresidente esecutivo e, di fatto, una colonna portante: anzi, un motore propulsore, spesso a ritmo perfino accelerato, della fondazione nata a Milano nel 1975 e che difende luoghi monumentali spesso immersi nella natura e possiede una corona di beni dal nord al sud aperti al pubblico. Tra altre iniziative, ogni primavera e ogni autunno il Fai, tramite una fitta rete di volontari, apre monumenti, palazzi e giardini altrimenti inaccessibili.

Clicca qui per il sito del Fai – Fondo ambiente italiano

Paolo Conti, in una corposa intervista sul Corriere della Sera del 16 dicembre all’ex presidente Carandini in occasione delle sue dimissioni, ha evocato l’emergenza ambientale dei nostri giorni. Cosa potete fare come Fai?

Carandini ha spiegato qual è il nostro progetto di ambiente. Negli ultimi due o tre decenni in generale con il termine “ambiente” ci siamo riferiti soltanto ai problemi dell’aria, dell’acqua, all’atmosfera e agli elementi naturali indispensabili alla nostra vita.

In Italia forse non riguarda solo quegli aspetti.

Esatto. Per noi “ambiente” è tutto quello che ci circonda. Quindi è quella strepitosa combinazione di natura e di storia che caratterizza il nostro Paese. È evidente che il tema più clamoroso che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni è il riscaldamento climatico: ne va della nostra sopravvivenza. Parleremo anche dell’educazione, delle abitudini che dovremo cambiare. Detto questo “Fondo ambiente italiano” vuol dire una Fondazione che si occupa di tutto quello che ci circonda: quanto ha creato Domineddio durante la creazione, quanto ha creato l’uomo che in un certo senso è stato incaricato da Dio, chissà se è vero, di continuare la creazione. Per noi è l’unione di storia e di natura.

Il ministero della cultura (clicca qui per il sito ) diretto da Dario Franceschini e quello dell’ambiente sono diversi.

No, quello dell’ambiente non c’è più.

Giusto, scusi la distrazione, con il governo Draghi c’è il ministero della transizione ecologica retto da Roberto Cingolani (clicca qui per il sito).

È fondamentale, quel ministero, ma si occupa di uno specifico campo, l’adeguamento tecnologico alla sostenibilità ambientale. Benissimo. Però chi si occupa dell’ambiente che ci circonda? Il dramma è che in generale non se ne occupa nessuno. Neanche il ministero della cultura: si occupa dei monumenti e di alcuni paesaggi vincolati, ha competenze sulla tutela del paesaggio che però, con la riforma del titolo V della Costituzione, è passata alle Regioni e si è frammentata.

Tra le Regioni quasi nessuna ha varato il piano paesaggistico come avrebbe dovuto fare.

Lo hanno fatto sul serio solo la Puglia e la Toscana mentre molte altre Regioni lo hanno fatto per ridere o anzi per piangere. È il problema. Come ha detto Carandini nell’intervista la grande industrializzazione del secondo dopoguerra ha prodotto un benessere di cui tutti godiamo e scempi mostruosi. La transizione ecologica potrebbe compiere altri scempi coprendo paesaggi di campi eolici e fotovoltaici. Per carità, è fondamentale, non ci sono altre soluzioni ma il nemico è da un lato la scarsa competenza sulla gestione frammentaria del paesaggio, dall’altro è la fretta micidiale nello spendere i soldi del Pnrr.

Purtroppo la storia ci insegna che da noi non mancano persone prive di scrupoli.

Se fossi un imprenditore e volessi impiantare un campo eolico, faccio domanda, se va bene bene, se va male, male. Ma non esiste una mappa dei territori o dei mari dove porre questi benedetti campi eolici. E oggi le megapale hanno cubi giganteschi: le dimensioni sono tali che vanno gestite. Se ci fossero piani paesistici sapremmo dove mettere questi benedetti campi ma in nome della fretta si può agire anche in deroga a quei piani. Allora a cosa diavolo servono i piani paesistici? È un immenso pasticcio. Come presidente del Fai comincerò a occuparmene seriamente dopo l’Epifania però il Fai se ne occupa già da tempo. Abbiamo fatto delle raccomandazioni al ministro. Viene nominata una commissione speciale di saggi per giudicare i progetti. Con ciò togliendo alle soprintendenze regionali il loro ruolo.

Il che è pericoloso.

È molto pericoloso. Chi conosce il territorio? Le soprintendenze locali. Come fa un comitato di saggi pur saggissimi, con le più lodevoli attenzioni e cautele, a conoscere i paesaggi e i luoghi come le soprintendenze locali? Non possono. Ma quelle soprintendenze sono state private di moltissime risorse.

E sono state private di personale: sono spesso due gatti.

Appunto, risorse e personale. Hanno persone eroiche. Però molto spesso le soprintendenze delle volte dicono di “no” per salvare il salvabile, perché non hanno tempo di valutare e vengono criticate.

Hanno ricevuto attacchi durissimi.   

Sì, attacchi durissimi. Invece il Paese più bello del mondo non può che essere difeso dalle soprintendenze del Ministero della Cultura. E fondazioni come la nostra hanno un ruolo sussidiario. Spesso le nostre delegazioni sul territorio ci segnalano qualcosa e noi la segnaliamo al ministero ma non è un lavoro che può fare il Fai. Non ho e nessuno ha la soluzione.

 

Marco Magnifico. Foto di Gabriele Basilico, 2018 © FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano

 

Però se voi del Fai segnalate un problema molti drizzano le orecchie.

Svolgiamo da cittadini consapevoli l’articolo 118 della Costituzione e la riforma del titolo V che prevede che anche il singolo cittadino o associato possa svolgere un ruolo di interesse comune. Se lei ci avverte che dietro una basilica romanica meravigliosa stanno montando dieci pale eoliche mi sveglio, chiamo il soprintendente, faccio un casino del diavolo e spesso si riesce a fermare il progetto. Ma è una continua rincorsa. Non si può dimenticare che i nostri paesaggi sono un catalogo ineguagliabile. Poi c’è il grande tema, su tempi molto lunghi, dell’educazione della gente. Dall’anno scorso facciamo visitare tutti i nostri beni con le luci spente di giorno. Anche noi illuminavamo i nostri beni quando c’è il sole perché la gente è abituata allo sfolgorio. Ci siamo detti: chi ci viveva non accendeva mica la luce. Quando Caravaggio ha dipinto la Madonna dei pellegrini nella chiesa di San Luigi dei francesi a Roma aveva i fari per illuminarla?  

Lei ha promosso iniziative con testimonial famosi come Pierfrancesco Favino o Paola Saluzzi per dirne un paio. Cosa vi hanno portato, nei confronti del pubblico?

Ci sono persone più care al pubblico di altre. Se Favino o Paola Saluzzi dice di iscriversi al Fai la gente lo ascolta. Bisogna scegliere bene i testimonial giusti però quando abbiamo chiesto a qualcuno di darci una mano non abbiamo mai avuto un “no”. Questo vuol dire che l’amore per l’Italia, la tutela dell’arte, della nostra storia dove metto sia il paesaggio che i monumenti, sono molto cari agli italiani. È difficile trovare qualcuno che dice “me ne fotto”. Anche Chiara Ferragni è venuta a San Fruttuoso ultimamente e ha detto che voleva lasciare un post per il Fai: è la sua professionalità. Non ha avuto un momento di esitazione. L’amore per l’Italia muove gli italiani. E ognuno si muove giustamente per il suo campanile.

Qual è il suo luogo del cuore?

Il Monte Bianco. Protegge la mia famiglia da quattro generazioni. Al cospetto delle Alpi e del Monte Bianco mi commuovo, è una bellezza oltre il percepibile. Lo vedo da 67 anni, ma non lo ricordo bene perché è talmente imponente e regale che è difficilmente assimilabile. La montagna vuol dire silenzio, fatica, un avvicinarsi in un certo senso al cielo. Però ho un altro luogo del cuore: il sud. Agli amici del sud dico sempre che non possono capire la felicità che il meridione dà a un uomo del nord. Come fu per Goethe: mi dà una gioia fisica infinita e una voglia di fare qualcosa per il nostro meraviglioso sud da farmi bruciare le mani.