Belli e impossibili: a Genova i mondi di Escher che stupiscono ancora

Una mostra a Palazzo Ducale raccoglie i disegni dell’artista olandese diventato tanto popolare perché fu amato dai matematici e dalla cultura hippie, come ricorda un curatore, Federico Giudiceandrea

Escher ha creato alcuni disegni che sono fra i più concettualmente stimolanti di tutti i tempi. Molti hanno la loro ispirazione in paradossi, illusioni o doppi sensi. I matematici furono tra i primi ammiratori dei disegni di Escher, e si capisce perché: spesso essi sono basati su princìpi matematici di simmetria o di regolarità … Ma in un disegno tipicamente escheriano c’è molto di più di semplici simmetrie e regolarità; spesso c’è un’idea di fondo che viene realizzata in forma artistica”. Lo scriveva il filosofo e divulgatore scientifico Douglas Hofstadter in un libro del 1979 con cui ha vinto il premio Pulitzer e che ha fatto epoca per più meriti. Non ultimo il modo in cui fondeva cultura umanistica e scientifica, per come accompagnava il lettore in un pensiero in compagnia di uno dei più grandi matematici della storia, di uno dei più affascinanti e complessi musicisti del genere umano, di un disegnatore che ancora oggi è in grado di spiazzare. Il titolo era Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, familiarmente chiamato “GEB”, con un sottotitolo che recitava Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll.

Le cose non sono come sembrano 

Lo studioso statunitense dava già in quelle poche parole un ottimo giudizio su Maurits Cornelis Escher, il disegnatore olandese nato nel 1898 nella regione della Frisia e morto a Hiversum, sempre nella sua Olanda, nel 1972. E con il riferimento a Lewis Carroll nel sottotitolo rimandava a un universo dove non necessariamente le cose stanno come appaiono a prima vista; dove non necessariamente quello che non si percepisce intuitivamente è meno reale di quello che si vede davanti ai nostri occhi; al contrario, i paradossi fanno parte dell’esistenza e, lo hanno detto gli scienziati del XX secolo, fanno parte anche dell’universo e dell’infinitamente piccolo dove le leggi della fisica si rivelano diverse.

La mostra a Palazzo Ducale 

Riprendiamo quel passaggio dal libro Hofstadter, 852 pagine pubblicate da Adelphi, perché Palazzo Ducale di Genova, diretto da Luca Bizzarri, ha fino al 20 febbraio 2022 una corposa mostra su Maurits Cornelis Escher affiancato da autori a ritenuti lui affini (clicca qui per il sito). Facile qui ricordare, come riporta il catalogo, l’incisore, disegnatore e architetto autore delle “Carceri” da incubo di Giovanni Battista Piranesi (1720 - 1778) e un maestro della Optical art quale è stato Victor Vasarely (1906 – 1997). A Escher e a questi maestri i curatori Mark Veldhuysen, Ceo della M.C. Escher Company, e Federico Giudiceandrea, affiancano anche artisti che si sono ispirati al maestro olandese in grado di rappresentare un saliscendi su delle scale di un palazzo dove non capisci mai chi sale verso dove e chi scende.

Il paradosso quantistico del gatto vivo e morto 

 

Affascinato da luoghi come l’Alhambra a Granada o dai monumenti romani interpretati in una chiave notturna e onirica, con le sue immagini Escher traduceva in sorpresa le bizzarrie, il mondo onirico, le architetture complesse, i paradossi e le ambiguità di una realtà immaginata. Quelle scene dove gli elementi si incastrano uno con l'altro possono far pensare a quanto la meccanica quantistica ha messo sotto gli occhi dei fisici e dei pensatori del XX secolo e che, per noi inesperti e profani, rimanda al “paradosso del gatto di Schrödinger” dove un micio rinchiuso in una scatola con una minuscola dose di sostanza radioattiva poteva al contempo risultare vivo e morto.

Si trattava di un esperimento mentale formulato dal fisico Erwin Schrödinger nel quale non siamo certo in grado di addentrarci e tuttavia gli universi paralleli di Escher ne sembrano una sorta di traduzione visiva. Quei mondi che la rassegna genovese racconta con oltre 200 opere scandite in otto sezioni ricorrendo anche a sale immersive e dove giochi ed esperienze “permettono di misurarsi con i paradossi prospettici, geometrici e compositivi che il grande artista pone in essere nelle sue opere”, riporta la nota stampa.

 

Maurits Cornelis Escher, Notturno Romano: Basilica di Costantino, 1934. Olanda, Collezione Escher Foundation All M.C. Escher works © 2021 The M.C. Escher Company The Netherlands. All rights reserved www.mcescher.com

 

 

Gli universi paralleli del disegnatore olandese 

Non è forse inutile ricordare che i saliscendi, gli universi paralleli dove ogni tassello bianco ha il suo opposto nero nello stesso foglio, da un lato spiazzano, dall’altro sono stati riprodotti in così tanti poster, cartoline, oggetti di ogni tipo e uso, dischi, libri, che tanta familiarità ha generato un effetto calmante, come a renderli più innocui, meno spiazzanti, meno paradossali. Invece quei fogli mantengono creano paradossi e divertono. I rivoluzionari movimenti artistici di fine ‘800 e ‘900 hanno inciso parecchio, nella visione di questo artista molto riservato. I curatori ricordano gli influssi di movimenti come l’Art Nouveau in gioventù, i tratti in comune con un certo Surrealismo che porterà Escher a disegnare immagini che corrono in parallelo con quelle di Magritte, le sintonie con quella Optical Art, un’arte che negli anni ’60 confonde la visione con forme che non si sa mai bene dove finiscono e dove iniziano e come si moltiplicano.

 Giudiceandrea: “Lo hanno scoperto i matematici e la cultura hippie”

“La sua maestria tecnica come incisore era indiscussa, ma le sue opere erano considerate poco artistiche – riflette Giudiceandrea nel suo testo in catalogo -. Ancora oggi alcuni critici d’arte, a dispetto del successo di pubblico, considerano le sue opere cervellotiche e fredde. In vita Escher dovette aspettare fino agli anni sessanta, quando ormai aveva 60 anni, per avere qualche riconoscimento. L’occasione fu una mostra tenuta nel 1954 ad Amsterdam in concomitanza con l’annuale congresso mondiale di matematica”. Avrete notato il fatto rarissimo per gli artisti: i matematici hanno apprezzato e poi lanciato quel disegnatore e da lì in poi la sua fama si è gradualmente estesa. “Dai matematici agli hippies. Lo strano percorso dell’opera di M.C. Escher”, recita infatti il titolo del saggio del curatore italiano per informarci che ambienti e mondi lontanissimi hanno ammirato e amato quei disegni.

Da Scientific American agli allucinogeni

“Regolarmente s’incontrava con Hans de Rick, in arte Bruno Ernst, un monaco, insegnante di matematica, con il quale amava discutere della struttura delle sue opere. Escher divenne molto popolare nel mondo scientifico e nell’aprile 1961 la rivista Scientific American gli dedicò la copertina ed un articolo di Martin Gardner. L’International Mathematical Union ha assegnato al dodecaedro rombico stellato, risultante dall’intersezione di tre ottaedri usato da Escher in Stelle e Cascata, il nome di poliedro di Escher. L’amore tra Escher e i matematici era corrisposto e quindi questi iniziarono a comprare le sue opere, a usarle per illustrare i propri articoli e testi e a diffonderle appendendole nei propri studi”, scrive ancora Giudiceandrea per rimarcare il percorso in fondo senza paragoni del disegnatore. La cui fama ebbe poi un’altra spinta mondiale, del tutto involontaria e non prevista dal diretto interessato, eppure decisiva: “I figli dei fiori avevano associato le stranezze dei mondi escheriani alle esperienze psichedeliche e all’uso di stupefacenti da parte di Escher stesso. Oltre alle stranezze e alle deformazioni spaziali che potevano essere associati all’uso di allucinogeni”.

Stupore matematico e sensazioni psichedeliche 

Rigorosi scienziati da una parte, fantasiosi e ribelli esponenti della “cultura hippie” dall’altra: “Osservando con attenzione le opere di Escher si possono intuire, naturalmente solo in maniera superficiale, sia lo stupore che prova il matematico di fronte alla comprensione di verità non banali, sia le sensazioni indotte da un’esperienza psichedelica”, scrive ancora il critico. Qualunque sensazione vi dia Escher, è inequivocabilmente un caso unico, finora, e rappresenta un esperimento di quell’unione tra cultura umanistica e scientifica da parecchi anni invocata e ormai praticata molto spesso. Infine i suoi disegni possono suscitare una domanda valida per molti di noi: quante volte nella vita, nel lavoro, capita di sentirsi come le sue figure che salgono, scendono, vanno e sembrano non arrivare mai da nessuna parte? 

Info. La mostra fino al 20 febbraio 2022 è promossa da Palazzo Ducale, il Comune di Genova, la Regione Liguria, la società Arthemisia in collaborazione con l'olandese Escher Foundation. L’hasthag ufficiale è #EscherGenova