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La demonizzazione degli influencer: il nostro appello a Chiara Ferragni

Perché non la smettiamo di fare i boomer e iniziamo a parlare ai ragazzi con i loro linguaggio?

di Camilla Soru   

Ve la ricordate la trovata geniale del luglio 2020? Eike Schmidt direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze ha un’idea: sfruttare la presenza di Chiara Ferragni, agli Uffizi per uno shooting per Vogue, e accompagnarla personalmente a fare un tour per le Gallerie. Qualche foto, qualche post, lei che nelle stories di instagram dice che  “is one of the most beautiful museums in the world, so come and visit it”

L’effetto Chiara Ferragni non tarda a farsi sentire, il museo registra un boom che vale un +27% sugli ingressi, un aumento smisurato di visitatori giovani e giovanissimi. 

I SOCIAL

Insieme agli ingressi esplode anche lo sdegno social. L’indignazione sale alle stelle per motivazioni che definire da “boomer” sarebbe comunque troppo gentile. Perché esiste ancora questa resistenza che schiaccia un’influencer come la Ferragni, imprenditrice intelligente e di incredibile talento, nell’angolo del mero fenomeno di costume? Cosa impedisce agli odiatori seriali di capire l’importanza del suo ruolo e di come rappresenti essa stessa un “media” capace di diffondere messaggi, promozioni e, perché no, anche arte?

Siamo la generazione ingrassata dalla tivvù. I nostri gusti, le nostre passioni e i nostri bisogni sono stati per anni condizionati da quello che passava sullo schermo. Abbiamo visto pubblicità di ogni tipo, il nostro linguaggio si è appropriato dei loro slogan, mai ci saremmo indignati davanti ad uno spot promozionale della Galleria degli Uffizi.

Ma il mondo cambia, fortunatamente, e che ci piaccia o meno cambia anche il modo di veicolare le informazioni. Oggi i nostri figli difficilmente passano ore davanti alla televisione, ma provate a controllare il loro “resoconto giornaliero” del cellulare. Le ore sottratte allo schermo del salotto sono tutte lì, tra Instagram e tiktok. E allora, se volgiamo parlare con loro, se vogliamo provare a veicolare loro qualcosa di bello, dobbiamo necessariamente usare il loro linguaggio e farlo nei loro luoghi.

E basta anche con la fastidiosissima polemica dei ragazzi che vanno al museo non perché interessati all’arte ma per farsi una foto dove se l’è fatta la loro influencer preferita. E anche se fosse? Perché dev’essere un problema? E’ davvero uno scempio se l’arte diventa anche glamour? Se finalmente essere intellettuali e appassionati di arte diventa “fico”? Il pezzo faticoso è portarli al museo, farli entrare. Fatto quello è un percorso in discesa.

Video

"Eurovision in Turin" - Eugenio In Via Di Gioia

Negli scorsi giorni gli Eugenio in Via Di Gioia, band torinese, hanno lanciato l’inno dal sapore goliardico “Eurovision in Turin scritto per celebrare l’arrivo dell’Eurovision Song Contest a Tornino nel 2022. Il ritornello esilarante dice "Please Ferragni come to visit Musei Egizi cause we wanna be famous like Uffizi". Chiara non se l’è fatto ripetere due volte e insieme al primogenito si è recata in visita ai Musei Egizi di Torino e ha invitato tutti i suoi fan a fare altrettanto.

Non so se l’effetto Ferragni sia stato tanto potente come l’anno scorso, ma tenderei a sospettarlo. So però che se avremo giovani che si avvicinano all’arte grazie ad una stories di instagram può essere solo una cosa positiva e non certo una ragione di indignazione popolare. Anzi ci sarebbe da lanciare un appello a Chiara: Please Ferragni come to visit Museo Archeologico di Cagliari!

di Camilla Soru   

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Maurizio Cattelan Arte Fiera Bologna Mutina
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