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Anche le mosche possono essere arte tra esercizio di maestria e simbologia: cosa significano

In provincia di Parma la mostra che racconta le protagoniste secondarie dell’arte dal Quattrocento al Seicento fino alla modernità

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Anche le mosche possono essere arte tra esercizio di maestria e simbologia: cosa significano

L’antico detto recita che se perdiamo tutto restiamo con un pugno di mosche ma se gli insetti in questione sono quelli esposti al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma, c’è di che essere contenti.

“Musca depicta. C’è una mosca sul quadro” è l’esposizione curata da Sylvia Ferino ed Elisa Rizzardi, in programma fino al 30 giugno, che permette un interessante tuffo nel passato. Il titolo è un richiamo al volume edito da Franco Maria Ricci “musca depicta” che trattava, appunto, la costante presenza di questo insetto alato nelle opere dei più grandi maestri pittorici a partire dal Quattrocento. La pubblicazione si arricchiva dei testi di Luciano di Samosata, Leon Battista Alberti, Luigi Pirandello, Giorgio Manganelli e da un saggio illuminante dello storico dell’arte André Chastel, oltre che essere corredata da magnifiche illustrazioni della pittura europea dal XV al XVII. In occasione dell’evento il libro sarà ripubblicato con nuovi contributi.

Mosche da tutto il mondo

Sono oltre cinquanta le opere in mostra, prestito di istituzioni nazionali e internazionali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Sabauda di Torino, i Musei Vaticani di Roma, il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Louvre di Parigi, il National Historical Museums di Stoccolma tra i tanti, oltre ai pezzi privati messi a disposizione da Franco Maria Ricci.

Tra tele, manoscritti, stampe e video, tutti i significati e i ruoli di questo insetto, dal mero gusto per il dettaglio virtuoso fino al memento mori, sono indagati e affrontati da artisti come Yoko Ono, Damien Hirst, Isaak Soreau, Ulisse Aldovrandi, Maurizio Bottoni. L’esperienza non poteva mancare di una adeguata colonna sonora: “La Folie des Mouches”, un curioso e ipnotico brano per violino composto da Händel ed eseguito da Massimiliano Matesic.

Fastidiosa, ma anche virtuosa e simbolica

Franco Maria Ricci, editore e collezionista, non è il solo ad essersi interessato delle bizzarrie nell’arte, la mosca, infatti, ha una lunghissima tradizione nel mondo della pittura e dell’aneddotica. Pare infatti che un giovane Giotto in vena di scherzi ne dipinse una talmente realistica che il maestro Cimabue cercò più volte di scacciarla dal quadro prima di rendersi conto della beffa firmata dal suo promettente allievo.

Nel tempo la mosca è divenuta esercizio di stile, di raffinato gioco in cerca del vero assoluto, che trova compimento nella tecnica del trompe-l'œil, ovvero quella pittura così somigliante alla realtà da confonderne i confini. Ci sono state poi le nature morte, con il loro compendio di bruchi, farfalle, libellule e naturalmente mosche, a intaccare frutti perfetti e cacciagione.

Simbolo di tenacia, anche nel loro essere persistenti e fastidiose, divennero anche inconsapevoli rappresentanti di una visione macabra della vita e della decadenza inevitabile dei corpi. La loro permanenza sui cadaveri e il loro annunciarne la presenza non poteva restare inosservato e non assumere un significato di vanitas che ricorda a tutti noi quale destino ci attende.

Un’occasione per esplorare e rivalutare quello che consideriamo un insetto noioso e inutile e dargli una seconda possibilità, ammantata dalla magia dell’arte.

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