Isabelle Huppert e le altre donne in mostra: "il vero motivo per cui non ci sono donne sacerdote"

Francesco Bonami, uno dei curatori d’arte più rinomati e irriverenti, a Prato accosta opere antiche e di artiste d’oggi intorno al tema dell’Annunciazione: “È senza logica che non ci siano donne sacerdote o cardinale”

“In tantissimi luoghi del mondo c’è ancora un apartheid, un razzismo di genere, la donna è considerata marginale. Siccome molti di questi paesi hanno anche grossi poteri economici facciamo i salti mortali per dire “sì però …”, “dietro le quinte le donne sono molto influenti”. La riflessione viene da Francesco Bonami, curatore e critico d’arte, italiano naturalizzato statunitense avendo lavorato tra l’altro per anni come Senior Curator al Museum of Contemporary Art di Chicago. Già direttore della Biennale di Venezia nel 2003, penna arguta e capace di battute fulminanti, è autore di libri sull’arte di oggi e il suo bizzarro universo assai pungenti e perfino divertenti, oltre che istruttivi. Già direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e di Pitti Immagine Discovery a Firenze, attualmente direttore artistico di By Art Matters, un centro d’arte disegnato da Renzo Piano a Huangzhou in Cina, questo fiorentino di 66 anni parla di donne perché ha curato una mostra singolare promossa dal Comune di Prato e dal museo di Palazzo Pretorio e aperta fino al 27 febbraio: “Hi Woman. La notizia del futuro”. Bonami ha radunato 21 opere di donne e una di una persona gender fluid da collezioni che conosce bene evocando il tema dell’Annunciazione e quel brusco “Salve donna” con cui l’angelo Gabriele si rivolge alla Madonna per dirle che sarà madre di Gesù Cristo.

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Dal doppio ritratto di Isabelle Huppert fotografata da Roni Horn al video di una “tragedy competition” della coreana Koo Donghee, dall’orso polare giallo di Paola Pivi che vive in Alaska a una pittrice d’altissima drammaticità e inventiva quale è stata Maria Lassnig, il confronto è con un’iconografia millenaria dove la donna, osserva Bonami, deve subire un destino deciso da altri. Il museo nel centro storico pratese, piccolo e ricco di gioielli, espone almeno una dozzina di annunciazioni con autori del ‘300 e ‘400 come Giovanni da Milano, Lorenzo Monaco, Mariotto di Nardo, Filippo Lippi e bottega oltre a pezzi fino al ‘900. E il modulo di incontri non frontali su registri di forma e tempo lontani suscita pensieri e non è poco.

Peraltro, che l’argomento delle artiste in un mondo di potere maschile emerga sempre più spesso perché lo respira il nostro tempo lo conferma una coincidenza: sempre a Prato il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci fino al 9 gennaio tiene una finestra aperta su un’artista scomparsa troppo giovane e che lavorava secondo i suoi “ideali di femminismo anarchico”, come avverte l’istituto. Con la mostra “Chiara Fumai. Poems I Will Never Release (2007–2017)” il museo rilegge con taglio filologico le performance, i collage, le azioni di un’artista che voleva riconsegnare voce a donne ai margini.

Clicca qui per il link alla mostra al Pecci su Chiara Fumai

Bonami, come è nata la mostra “Hi Woman”?

Un mio caro amico e presidente della Biennale Antiquariato di Firenze, Fabrizio Moretti, mi ha portato al museo di Palazzo Pretorio, qui ho incontrato la direttrice Rita Iacopino ed è venuta l’idea di un progetto che mettesse in contatto la contemporaneità con il patrimonio eccezionale di questo piccolo luogo.

Le artiste ora vengono finalmente valorizzate per quel che valgono? Oppure è necessario ancora fare mostre sulle donne altrimenti non verrebbero riconosciute?

Questa non è una mostra riparatrice sulla negligenza che è stata praticata nei confronti delle artiste né politicamente corretta. La mostra parte da un tema, l’Annunciazione, quel “Hi Woman”, “Salve donna” dell’angelo alla Madonna. C’è un rapporto passivo della Vergine Maria nei confronti del suo destino. Le viene detto che sarà la madre di Dio, che il figlio si chiamerà Gesù, il sesso del figlio, e le vengono tolti quelli che in inglese si dicono i “fringe benefit”, i benefici, cioè l’amore, l’atto sessuale, il piacere. Maria diventa portatrice del futuro senza averne i vantaggi.

Questo tocca un problema anche contemporaneo: in molti luoghi le donne devono obbedire agli ordini degli uomini.

Assolutamente. In tantissimi luoghi del mondo c’è ancora un apartheid, un razzismo di genere, dove la donna è considerata marginale. Siccome molti di questi paesi hanno anche grossi poteri economici facciamo i salti mortali per dire “sì però …”, “dietro le quinte le donne sono molto influenti”.

 

Francesco Bonami. Foto Stefano Miliani

 

Forse noi uomini abbiamo qualche problema verso la donna anche in Italia se il conto dei femminicidi, salvo errori e aggiornamenti, è arrivato per il 2021 a quota 110. 

Il problema c’è costantemente. Come maschio bianco io sono una specie in estinzione ma ciò non toglie che noi abbiamo costruito la storia dell’umanità attorno al potere maschile che oggi si sente in diritto di risolvere i problemi con l’altro sesso come decide lui. La violenza è sempre orripilante a prescindere dal genere o dal sesso. Se poi viene fatta per un senso di diritto è mostruosa. Si pensa che, essendo uomo, si possa abusare in qualsiasi forma fino a uccidere la donna: è chiaro che qualcosa non funziona.  Qui va il problema della figura femminile. La donna è biologicamente “condannata” alla realtà, noi uomini abbiamo tempeste ormonali nell’adolescenza che la storia ci ha consentito di sublimare in altre forme, dal potere politico a quello culturale al potere religioso. Mi sembra ad esempio eclatante che la Chiesa del Vaticano ancora non abbia donne sacerdote, che i cardinali siano tutti maschi: è una chiara ammissione di colpa. Quello che secondo me si è perso nella storia dell’umanità e nel rapporto tra i sessi è la logica.

Quale logica?

Non c’è una spiegazione logica al fatto che lì sono tutti maschi. Perché una donna non può essere cardinale? Non esiste un motivo.

Tornando a Palazzo Pretorio, cosa può significare vedere le opere delle artiste di oggi? Può aiutare a comprendere oppure l’arte non fa nulla?

Per fortuna il bello di questa mostra è che se cambiassi i nomi e mettessi quelli di maschi nessuno noterebbe la differenza. Oggi l’artista produce le opere senza il genere. Abbiamo un ponte bruciato di Marianne Vitale e avrebbe potuto farlo un artista maschio. Dal punto di vista estetico e stilistico non c’è un’arte al femminile, però l’occhio della donna sulla realtà è completamente diverso da quello dell’uomo.

In che modo?  

Nel senso che riflette forse, volontariamente o involontariamente, uno stato, una fragilità forzata all’interno della società.