La leonessa che sbrana lo gnu e il cucciolo di volpe volante: quando la natura diventa arte

La mostra fotografica ad Aosta “Wildlife Photographer of the Year” edizione 2022 con immagini stupende trasmette tenerezza, stupore e la consapevolezza che tante persone agiscono per salvare il pianeta

Sappiamo cogliere in una foto lo sforzo estremo di un gruppo di ghepardi che nuota in un torrente limaccioso in Kenya? Come racconterà con gran sollievo la fotografa Buddhilini de Soyza che li ha inquadrati, quei predatori insuperabili a terra riusciranno nella rischiosa traversata ricordandoci peraltro come alcuni grossi felini sappiano affrontare l’acqua.
Oppure: in una foto di Douglas Gimeny avvertiamo la tenerezza di una mano verso una baby-volpe volante dell’Australia orientale? L’habitat della specie è sempre più compromesso benché sia fondamentale per l’impollinazione dei fiori e quindi per la buona salute della flora e della fauna. Come fa effetto vedere la mamma canguro con cucciolo fotografata da Jo-Anne McArthur in una piantagione bruciata di eucalipti: quel marsupiale è scampato ai devastanti incendi che nel 2020 hanno spazzato via milioni di animali nel New South Wales e nel Victoria in Australia e chissà come se la caverà.  

“Wildlife Photographer of the Year” 2022 al Forte di Aosta

Sono foto toccanti, tecnicamente perfette, e si possono vedere al Forte Bard di Aosta fino al 5 giugno nella mostra italiana sulla 57esima edizione di “Wildlife Photographer of the Year”: con le loro immagini fotografi e fotografe naturalisti ci trasmettono la meraviglia della natura, ci rammentano che, è vero, parte dell’umanità va distruggendo il nostro pianeta e tuttavia, al contempo, molti si battono per preservare la sterminata varietà del mondo animale, noi compresi. In questo scenario i fotografi hanno un ruolo essenziale: divulgano, raccontano. Riguardo alle foto: nella gallery i titoli virgolettati e in inglese sono degli autori stessi. 

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Bellezza, empatia, scienza e razionalità 

Proviamo a riassumerlo così: è un discorso che fonde senso della bellezza, empatia, scienza e razionalità. In qualche modo lo hanno esemplificato i musicisti del gruppo Eugenio in via Gioia e le altre 150 persone che, in una notte, hanno scritto con il gesso lavabile dalla pioggia in piazza San Carlo a Torino a caratteri cubitali “Ti amo ancora”. Hanno poi svelato su Facebook l’enigma: non era marketing, è stata una dichiarazione d’amore per la Terra. “L’aria irrespirabile della nostra città, il consumo disastroso del nostro pianeta, l’inconsistente progetto di futuro per le nuove generazioni resteranno lì, sotto gli occhi di tutti, come da sempre, invisibili. Tutto questo non è più possibile. Siamo stati noi a gridare: ti amo ancora”. Anche “Wildlife Photographer of the Year” è a suo modo un potente, appassionato, grido d’amore per ogni forma di vita nella palla dove vorremmo che le generazioni future possano vivere libere e sane. 

 

“Speranza in una piantagione bruciata”. Canguro femmina con il suo piccolo a Mallacoota, Victoria, Australia, sopravvissuta ai grandi incendi del 2020 © Jo-Anne McArthur, Canada, Wildlife Photographer of the Year 2022 

 

Dal Natural History Museum alle cernie nello sperma 

Torniamo alla rassegna: propone cento scatti selezionati da fotografi naturalisti ed esperti tra oltre 50mila immagini proposte da fotografi di 95 Paesi in un programma organizzato con il Natural History Museum di Londra, luogo dove basta un pizzico di curiosità per perdersi e stupirsi felici per ore intere, tanto ha da offire. Ogni foto è accompagnata dalla storia su come e dove è stata scattata, da dettagli tecnici sull’apparecchio usato, i tempi scelti, informazioni utili a chi maneggia la fotografia tanto da amatore come da professionista.  

Alquanto complicato è catturare momenti irripetibili. Per le immagini sott’acqua quest’anno ha vinto “Creation”: dopo attese e ricerche lunghissime, il biologo e fotografo subacqueo Laurent Ballesta ha immortalato un branco di cernie mimetiche, minacciate dalla pesca intesiva, quando esce dalla propria nube lattea formata da uova e sperma nella riserva di Fakarava, nella Polinesia francese (la deposizione avviene di luglio, una volta all’anno).

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Gli elusivi leopardi nelle nevi, la lince curiosa 

In uno scatto escluso da quelli divulgati ai media Xiaoyun Luo ha preso con il drone quattro leopardi delle nevi su un monte tibetano presumibilmente dopo aver mangiato una pecora. Quei felini tanto elusivi “sono una specie vulnerabile. Comunque, la messa fuori legge delle armi da fuoco in Cina nel 1989 e i divieti di caccia in zone chiave sembrano aiutare lo stabilizzarsi della popolazione”, riporta la scheda della fotografia. Ci vuole qualche buona notizia.

Anche Sergio Marijuán documenta un passaggio incoraggiante. Una lince guarda incuriosita l’interno di una fattoria abbandonata nella Sierra Morena, in Spagna. Un tempo diffuse per l’intera penisola iberica, nel 2002 erano meno di cento: oggi questi felini sono protetti e programmi di ripopolamento, compreso il creare corridoi naturali e tunnel, hanno evitato l’estinzione.

Ai suricati sudafricani piace farsi ritrarre

E se l’italiano Marco Gaiotti cristallizza nella foto il fiato di una piccola volpe artica alle isole Svalbard a 35 gradi sotto zero, per un ipotetico “premio simpatia” non potremo dimenticare i vispi suricati nella Tswalu Kalahari Reserve in Sud Africa. Li ha ritratti, è il caso di dirlo, Thomas Peschak: “Questo gruppo di suricati è abituato agli umani da più di un decennio – riporta la descrizione online - Infatti hanno quasi ignorato la presenza di Thomas, troppo impegnati a rilassarsi, cacciare, pulirsi e fare la lotta [… ]. Per catturare i tratti dei suricati, ha applicato tecniche usate nelle sessioni dei ritratti delle persone e luci da studio”. A giudicare dalla foto, questo tipo di mangusta, velocissimo, che si erge su due zampe per sorvegliare il territorio, ha gradito l’operazione. Sono così diversi da noi o siamo tutti mammiferi, anzi esseri viventi nel medesimo pianeta?