Le spine di Cristo, i ragazzi "spezzati", la Cagliari che ride di sé: se ne va Antonello Ottonello, l'arte di vivere

“Nel mio corpo ho raggiunto complessivamente il metro e quaranta di cicatrici. La vita non è stata facile per me dal punto di vista fisico. Ma riesco ancora a lavorar. E questo mi dà una gioia indescrivibile": addio al grande artista cagliaritano e alla sua straordinaria umanità

di Cinzia Marongiu

“Nel mio corpo ho raggiunto complessivamente il metro e quaranta di cicatrici. La vita non è stata facile per me dal punto di vista fisico. Eppure riesco ancora a lavorare, magari alternando dieci minuti sullo sgabello e dieci sul divano. E questo mi dà una gioia indescrivibile. Che poi, lavorare? Sinceramente definire il mio come un “lavoro” non ha senso per me. La mia arte è una passione alla quale non potrei mai rinunciare. Se non faccio le mie opere mi deprimo”. Antonello Ottonello pronunciava parole come queste senza alcuna amarezza. Anzi le accompagnava con quel suo sorriso accogliente con il quale sembrava abbracciare chiunque avesse davanti. Sguardi di affettuosa empatia, spinte di un’umanità rara perché priva di pregiudizi. I ragazzi delle scuole dove per 40 anni ha insegnato lo sapevano bene e a distanza di anni e perfino decenni continuavano ad adorare quel professore sui generis che li aveva lasciati liberi di esprimersi e di seguire la propria indole, qualunque essa fosse e a costo di mettersi contro anche le prigioni istituzionali. “Beh sapete come funziona no? Quando vedi un tuo vecchio professore in genere cambi marciapiede. E invece a me i ragazzi che ora sono uomini continuano a fermarmi e raccontarmi quanto siano state importanti per loro le mie parole, le mie lezioni”. E davvero accostare alla morte quel sorriso che spesso si tramutava in una risata, magari alla fine dell’ennesima barzelletta o del racconto tragicomico di qualche sua disavventura, sembra un paradosso perché poche persone come Antonello Ottonello hanno saputo incarnare l’amore per la vita, amata incondizionatamente e goduta sempre e comunque col sorriso tra le labbra e il disincanto sotto braccio. E invece quel grandissimo artista che è stato, l’amico impagabile capace di illuminare interminabili serate nella sua amata Cagliari tra chiacchiere e divertimento, si è dovuto arrendere a una malattia grave.

Parlare di lui al passato è assurdo, più che strano, soprattutto per chi lo ha conosciuto e con lui ha trascorso ore di vita, dense di racconti pieni di umanità. Oltre alla sua famiglia di origine, ai nipoti, Antonello aveva una grande famiglia allargata fatta da amici che lo adoravano, grati di poter condividere con lui scambi di bellezza. Già perché in fin dei conti la sua vita era questo, un monumento alla bellezza. Quella interiore, nutrita da rapporti sempre profondi, illuminati di interesse autentico e di voglia di sentirsi utile. Ma anche quella esteriore che trasuda dalle sue opere. Pittore, scultore, scenografo, Antonello Ottonello è stato un artista totale. L’arte era la sua ragione di vita, il suo amore totalizzante. Fosse quella di Michelangelo che lo lasciò a bocca aperta quando da giovane andò a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti, o anche quella della natura. Sabbia, spine, rami, pietre, minerali, schegge, scarti. E su tutto, le mille sfumature dello scisto. Erano questi gli ingredienti di tantissime sue opere da quando negli anni Ottanta tornò nella sua Sardegna e si rese conto di conoscerla ben poco. L’amore per il mondo minerario, per quel fantasma sferzato dal mare che è Ingurtosu, per le miniere di Montevecchio e di su Zurfuru, per tutto quel mondo pre-industrale che parla di sudore e sofferenza gli trafisse il cuore, proprio come quelle lunghe spine, le spine di Cristo, che non si stancava di raccogliere e di infilzare in brandelli di tessuto o in rami pieni di pathos. Ventitré anni della sua vita sono trascorsi a regalare nuova vita a quei materiali. Tutto tra le sue mani diventava arte. E come i veri artisti era capace di sconvolgerti per l’assoluta originalità.

Ogni anno dalla fine degli anni Ottanta Ottonello allestiva una mostra personale nella sua Cagliari, che proprio lo scorso 9 luglio ha fatto in tempo a rendergli un briciolo dell’onore che merita, esponendo alla galleria Comunale due bronzi che l’artista aveva regalato alla sua città pregando di esporli all’aria aperta perché fossero fruibili da tutti. Ottonello era conosciuto e apprezzato a livello internazionale: ha esposto a Londra, a Barcellona, Siviglia, Strasburgo, Roma. Ma anche per problemi di salute da tempo aveva deciso di concentrare la sua attività a Cagliari, che oggi perde davvero un pezzo di sé. 

“Vengo da una famiglia povera”, ricordava spesso. Non come un vezzo, ma forse per fornire una spiegazione al suo interesse per chi soffre, per chi affronta percorsi difficili, per chi lotta. Una delle sue ultime e più belle mostre si intitola “Spezzati” ed è dedicata ai bambini violati. Ancora una volta insieme le sue due grandi passioni, l’arte e i ragazzi cui provare a trasmettere bellezza.