Incredibile scoperta ai raggi X: svelato un autoritratto di Van Gogh e tre disegni di Modigliani, artisti di genio e poverissimi

A Edimburgo le ricerche permettono di scoprire un disegno sul retro del "Ritratto di contadina" del pittore olandese appartenuto anche al padre di Ian Fleming. Ad Haifa trovano tre schizzi dell'artista livornese in un doppio dipinto

Studiare quadri a volte riserva sorprese che fanno balzare il cuore ai ricercatori. Alla Scottish National Gallery di Edimburgo con i raggi X hanno scovato un autoritratto con cappello e fazzoletto di Vincent van Gogh coperto da strati di colla e cartone sul retro di un “Ritratto di contadina”; al Museo Hecht dell’Università di Haifa in Israele, sempre grazie ai raggi X, sono saltati fuori tre schizzi di Amedeo Modigliani sotto un suo “Nudo con cappello” del 1908, dipinto che è il recto di un “Ritratto di Maud Abrantes”. Il doppio evento accomuna due capisaldi della pittura tra fine ‘800 e primo ‘900 tanto venerati e idolatrati da decenni quanto emarginati e trascurati in vita, dalle esistenze socialmente difficili, tormentate, appassionate, bruciate troppo presto, concluse a 37 anni quella dell’olandese, a 35 quella del livornese. Accomunate anche dalla povertà che, come potete leggere più sotto, ha a che fare con queste vicende parallele. 

L’autoritratto scozzese di Vincent

Vediamo cosa riportano le cronache. Partiamo dalla Scozia. Libby Brooks del “Guardian” ha riferito ieri 14 luglio della scoperta. Lesley Stevenson, senior conservator del museo di Edimburgo, in vista della mostra aperta questo 13 luglio fino al 12 novembre alla Royal Scottish Academy “A Taste for Impressionism: Modern French Art from Millet to Matisse”, aveva iniziato una analisi di routine del dipinto. Immaginate la sorpresa: i raggi X possono “vedere” oltre la superficie e nel retro, sotto strati di colla e sotto il cartone, la ricercatrice ha visto comparire nitidamente autoritratto. Barba, cappello a tesa larga, un fazzoletto sulla gola, pare proprio Vincent.

Ulteriori ricerche, ha riportato la corrispondente del quotidiano, suggeriscono che il lavoro rientra in una sequenza di autoritratti dipinti sul retro tra il dicembre 1883 e il novembre 1885, quando Van Gogh viveva a Nuenen, in Olanda, ed eseguì molti studi di contadini per poi approdare a quel capolavoro che è “I mangiatori di patate” del 1885. Erano anni in cui il pittore impiegava una tavolozza dai colori bruni, sotto i cieli grigi del nord. Quell’autoritratto potrebbe risalire agli anni di Parigi, quando l’artista si innamorò del vivace cromatismo dei pittori impressionisti e simili, prima della scoperta della luce e dei colori dirompenti del sud della Francia

Il difficile, per i tecnici e gli studiosi del museo, viene adesso: vogliono cercare di rivelare l’autoritratto togliendo lo strato adesivo senza alterare come logico la pittura stessa. Tecnicamente contano di farcela. Vale però citare una curiosità. Il dipinto era stato donato nel 1960 dall’avvocato di Edimburgo Alexander Maitland con la moglie Rosalind e, prima della coppia, lo aveva comprato nel 1923 Evelyn St Croix Fleming, madre dello scrittore e autore di James Bond Ian Fleming.

 

La Senior Conservator Lesley Stevenson mostra il “Ritratto di contadina” di Vincent van Gogh della Scottish National Gallery di Edimburgo e l’immagine ai raggi X dell’autoritratto. Foto Epa / Neil Hanna tramite Ansa

 

Gli schizzi di Modì in Israele 

Su lidi mediterranei pieni di luce, ad Haifa, nel museo aperto nel 1984 su iniziativa del dottor Reuben Hecht, per una mostra a Filadelfia a ottobre si sono messi a studiare un doppio dipinto di Modigliani: sul verso (il davanti) ritrae l’amica Maud Abrantes, sul retro (rovesciato verticalmente) analisi del 2002 hanno scoperto e permesso di portare alla luce il dipinto una delle sue modelle a seno nudo con cappello. Ma le scoperte non erano finite. I raggi X adesso hanno rivelato i tre schizzi di donna, a matita, sotto il nudo. 

Un’opera d’arte nasce dai tentativi

Che ci siano schizzi o disegni sotto strati di pittura di un quadro non è faccenda rara. La tecnologia della nostra epoca permette di indagare senza toccare la superficie pittorica e quindi la duplice scoperta ci rammenta come la ricerca scientifica può avere risvolti inaspettati e aggiunge sempre tasselli alla conoscenza, la qual cosa, come diceva l’Ulisse di Dante, è una delle ragion d’essere di noi umani. Ma la presenza di schizzi, bozzi, cancellature, “pentimenti” ovvero cambiamenti in corso d’opera, ci rammenta anche altro.

Ci ricorda come un’opera d’arte sia frutto di tentativi, fatica, prove d’autore, dubbi. In altre parole: il mito romantico del poeta, del pittore, dello scrittore, che crea un capolavoro di getto, ispirato dalla musa di turno, è una storia cui ci piace credere perché coinvolge di più emotivamente, perché è più adatta a un film o in tv o in un romanzo, tuttavia salvo eccezioni è pura fantasia a beneficio di spettatori e lettori, non ha agganci con la vita vera dei diretti interessati.

Il tratto comune dei due pittori: una povertà estrema 

Tirate provvisoriamente le somme, possiamo domandarci: perché Van Gogh e Modigliani non impiegarono fogli singoli per quelle prove d’autore? In fondo per un artista è pratica consueta disegnare, avere una manciata di fogli a disposizione, tenere le prove in vista, rimuginarci su, un giorno usarle, correggerle … Ebbene, sia per l’olandese errante che per il livornese diventato parigino la risposta è analoga: erano due pittori poverissimi, ogni materiale, anche il più semplice, diventava prezioso, neppure un pezzetto di tela o di carta poteva andare sprecato. Già. Chissà se dietro la superficie di queste immagini nascoste non si nasconda anche un qualche monito etico per tutti noi su chi ha troppo e chi ha troppo poco. Forse no, forse sì. Chissà.