Le artiste ucraine: la guerra è un incubo, fate vedere la nostra cultura

Dall’artista Iryna Ozarynskaya alla curatrice d’arte Kateryna Filyuk, dal museo Maxxi al Castello di Rivoli, dal festival “Terre di confine” all’università di Urbino: cosa dicono le intellettuali e

“Ho portato dalla Romania qui a Venezia mia mamma che ha 75 anni e il cane, è scappata da Odessa. Non voleva venire via, l’ho pregata, ha problemi di salute. Nella città si sono preparati a un tempo di guerra, sentono le sirene, qualche edificio è stato distrutto anche se le zone più calde dell’Ucraina in questo momento sono altrove”. Iryna Ozarynskaya vive nella città dei dogi e fa percepire quanta apprensione si prova per la propria madre in zona di guerra che, ed è comprensibilissimo, non intendeva lasciare la sua casa, il luogo di una vita. Iryna Ozarynska è un’artista ucraina, lavora su più terreni: dipinge, fa grafica, installazioni e moda, è performer, e ritiene fondamentale che in Italia si cerchi di raccontare l’arte e la cultura ucraine.

Almeno adesso. Perché, pur avendo una corposa comunità ucraina nella nostra penisola, finora non abbiamo fatto molto per conoscere quella cultura. Va riconosciuto che alcune istituzioni si sono mobilitate con prontezza in risposta a questa tragedia. Tra gli appuntamenti approntati citare quelli del museo Maxxi di Roma e del museo Castello di Rivoli presso Torino, come il festival “Ucraina. Terra di confine” a Palermo ideato da due giovani studiose ucraine, Kateryna Filyuk e Olena Moskalenko, entrambe dottorande nell’ateneo siciliano. Dopo ci torniamo, intanto sentiamo di nuovo Iryna Ozarynska di cui, nella fotogallery di questo articolo, pubblichiamo tre opere concepite dopo l’inizio dell’invasione.

Iryna Ozarynskaya: “L’Europa ci sta aiutando moltissimo ma chi immaginava questa guerra?” 

“Ho perso sette chili, ho i muscoli in tensione, sono molto nervosa, comunico con volontari in Europa, telefono dappertutto in Ucraina, ho i brividi”, confessa la giovane artista. “I russi non rispettano la tregua per i corridoi umanitari, ho visto le foto terribili dell’ospedale con donne incinte distrutto, in molte zone le persone devono superare fiumi e l’acqua è freddissima”. Da persona di cultura, Iryna Ozarynskaya valuta con favore che il nostro Paese cerchi ora di documentare l’arte contemporanea del suo Paese: “L’Europa ci sta aiutando moltissimo. Vogliamo e dobbiamo presentare i nostri pensieri in arte, spiegare la nostra filosofia sul mondo, è molto importante comunicare perché la guerra è un’esperienza terribile, stanno distruggendo la nostra casa ucraina. Come ucraini siamo tutti uniti, abbiamo una nuova realtà nel XXI secolo, chi immaginava questa guerra? Può diventare una terza guerra mondiale?”  

 

Un’opera e un autoritratto di Iryna Ozarynska create dopo l’invasione russa. Courtesy l’artista

 

Kateryna Filyuk: “A Kiev gli amici sono nei rifugi senza acqua, luce, riscaldamento”

Kateryna Filyuk, curatrice d’arte, vive a Palermo ed è dottoranda universitaria. Nel capoluogo siciliano lei e il suo partner ospitano un’amica con i suoi due bambini e la figlia di un’altra amica fuggite dall’inferno. “A Kyiv (Kiev) tanti amici sono bloccati nei rifugi sotto terra senza acqua, luce né riscaldamento. In città satelliti della capitale come Bucha e  Irpin la situazione è drammatica. Mio fratello ha 50 anni e non può lasciare il paese”. Infatti i maschi tra i 18 e i 60 anni devono restare.

Sulla risposta della cultura italiana osserva: “Tante istituzioni propongono residenze artistiche e sostegni per artisti ucraini, soprattutto per donne che sono riuscite a scappare. Lo trovo giusto. Mentre dal nostro punto di vista diventa problematico quando le istituzioni fanno proposte per artisti ucraini e per russi che fuggono dal loro Paese. Gli intellettuali russi dicono di non sostenere Putin, si dichiarano vittime, ma ora, non prima, finora non hanno avuto nessuna soggettività, noi non possiamo stare in una stessa iniziativa, è un’opinione comune tra noi”. Però gruppi come le Pussy Riot si sono opposte apertamente e hanno pagato un prezzo altissimo con il carcere duro. “Le Pussy Riot hanno avuto grande forza e coraggio contro il sistema, sappiamo come sono finite. Gli altri in un modo o nell’altro dicevano che non erano fatti loro, che Putin non li riguardava”.

“Ucraina. Terra di confine” a Palermo

Kateryna Filyuk ha lavorato per e collabora con l’istituzione Izolyatsia: “La prima sede era a Donersk, in un edificio diventato una prigione segreta dove torturano le persone pro-Ucraina e dove nessuno ha accesso”. A Palermo è una delle fondatrici del festival “Ucraina. Terra di confine” sulla cultura del paese europeo, si dirama per più luoghi dall’11 marzo al 10 aprile attraverso manifestazioni varie. La curatrice d’arte descrive uno dei tanti appuntamenti, una mostra fotografica: “È un’iniziativa con il Centro internazionale di fotografia palermitano sulle foto dei fotografi ucraini di questi giorni, dalle battaglie alle città distrutte alle immagini più intime. La nostra idea è dare una dimensione umana a quello che succede e che manca nei telegiornali”.

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Piccole scene di un dramma al Maxxi di Roma

“Ukraine. Short Stories” è la mostra fuori programma approntata dalla Fondazione Maxxi di Roma al Corner (edificio di fronte al corpo principale) con opere di 140 artisti di oggi realizzate per la Imago Mundi Collection: da un’idea di Luciano Benetton la omonima Fondazione raccoglie lavori di un formato fisso, 10 per 12 centimetri, di oltre 26mila artisti da 163 Paesi e comunità. La rassegna è aperta fino al 20 marzo, è curata da Solomia Savchuk, del Mystetskyi Arsenal di Kiev, e i pezzi esposti hanno spesso un timbro drammatico, connessi direttamente o meno alla storia recente del Paese. “In Occidente abbiamo dato per scontato che tutto era risolto, non avevamo una comprensione profonda, dobbiamo imparare a conoscere e a capire”, commenta Enrico Bossan, direttore artistico della Fondazione Imago Mundi. “Gli ucraini, come tutti gli artisti, hanno una grande voglia di dialogare e mostrare le loro opere”. Il museo romano devolve gli incassi della mostra al fondo per l’emergenza umanitaria di Unhcr, Unicef e Croce Rossa.

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Giovanna Melandri: il Maxxi Aquila accoglierà artisti, curatori e opere ucraine

Il museo nazionale delle arti contemporanee romano estenderà il proprio impegno alla sede del Maxxi Aquila. Premettendo che la priorità è salvare le persone, la presidente della Fondazione Giovanna Melandri ha detto di pensare a iniziative e testimonianze d’arte ucraina al Maxxi Aquila come di accogliere artisti, curatori e opera d’arte dal Paese bombardato. Per l’accoglienza, ne parlerà con il Comune. Non sono indiscrezioni. Giovanna Melandri lo ha annunciato l’11 marzo in un collegamento con Palazzo Ardinghelli (la sede aquilana appunto) per l’inaugurazione delle belle mostre “In Itinere” e, con l'azienda Ghella, “Di roccia, fuochi e avventure sotterranee”.

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Al Castello di Rivoli film e video dalle città sotto assedio 

A nord, il teatro del Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea vicino a Torino fino a domenica 13 marso propone “Una lettera dal fronte” a cura dell’artista Nikita Kadan con Giulia Colletti: trattasi di “opere filmiche e immagini in movimento” di artisti “bloccati nelle città sotto assedio oppure sono riusciti a rifugiarsi nelle zone di frontiera o nei Paesi limitrofi”. In più casi “le opere sono salvate in formato digitale su server, cloud e piattaforme web” perché le autrici e gli autori non hanno potuto “recuperare gli hard drive prima di lasciare le abitazioni e studi”. L’annotazione del museo diretto da Carolyn Christov-Bakargiev restituisce la drammaticità dello scenario bellico.

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Il testo di Alex Langer all’Università di Urbino

Valga infine citare un’iniziativa dell’Università di Urbino sostenuta dal rettore Giorgio Calcagnini: oltre a una dichiarazione di solidarietà all’Ucraina dove si ricorda che la Costituzione italiana “ripudia la guerra”, i docenti condividono con studenti e studentesse un testo di Alex Langer del 1991 dove l’intellettuale scriveva: “Dinanzi al fallimento della politica e delle negoziazione, che sfocia nella guerra, bisognerà pur rafforzare gli "anti-corpo" a disposizione di ogni singola persona per prevenire le guerre e non lasciarsene, comunque, catturare, una volta che sono scoppiate. Se tutto uno stile di vita (consumi, produzioni: trasporti, energia, banche...) nel quale siamo largamente coinvolti, per potersi perpetuare ha bisogno di condizioni assai ingiuste che regolano le relazioni tra i popoli e con la natura, e contengono dunque delle spinte immanenti alla guerra, bisognerà intervenire "a monte" e mettere in questione la nostra partecipazione (anche individuale) a un "ordine" economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono”. Non serve aggiungere altro.