Simona Marchini: “Comica e gallerista, sono un corpo estraneo in tv e nell’arte”

In questa intervista l’attrice e gallerista della Nuova Pesa a Roma racconta la sua vita tra due mondi che di rado si incontrano in occasione di una corposa mostra a Roma sulle opere d’arte e gli incontri culturali della famiglia Marchini

Simona Marchini è una donna dalle molte vite: conosciuta dai più come attrice comica in tv, irresistibile come telefonista a “Quelli della notte” di Renzo Arbore o come la passeggiatrice Iside Martufoni in “A tutto gag”, è regista, conduttrice televisiva, ambasciatrice Unicef per l’Italia, è stata sovrintendente del Todi Arte Festival, consulente artistico del teatro Politeama di Prato.

Romana, del 1941, Simona Marchini non vive solo di spettacolo: è anche gallerista d’arte. La sua galleria ha un posto di tutto rispetto nella cultura artistica attenta alle avanguardie e agli esploratori del linguaggio visivo, la Nuova Pesa (clicca qui per il sito) in via del Corso nel centro di Roma. Galleria che Simona ha riaperto nel 1985 raccogliendo il testimone della Nuova Pesa che suo padre Alvaro Marchini ha creato e gestito dal 1959 al 1976. Fornisce l’occasione di parlare di questa donna dai talenti molteplici la mostra “Una storia nell’arte. I Marchini tra impegno e passione” che l’Accademia Nazionale di San Luca ha in corso fino al 22 aprile 2022 a Palazzo Carpegna in piazza dell’Accademia di San Luca 77 con ingresso gratuito su prenotazione. La mostra è realizzata con la Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e il Ciac - Centro Internazionale Arte Contemporanea della cittadina umbra che, dal 20 maggio al 21 agosto, esporrà una selezione delle opere scelte da Tomassoni.

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La rassegna vanta un ottimo staff di curatori  (Fabio Benzi, Arnaldo Colasanti, Flavia Matitti, Tomassoni), con il coordinamento di Gianni Dessì, e raccoglie più di 130 opere di 77 artisti “che hanno accompagnato la vicenda storica e umana di Alvaro Marchini e della sua famiglia”, avvisa la nota stampa. Dove si ricorda che il padre di Simona è stato partigiano, cofondatore della società che pubblicò nel dopoguerra l’Unità. Da imprenditore iniziò a collezionare arte e poi aprì la Nuova Pesa dove transitava molta dell’effervescente scena artistica romana e internazionale degli anni ’60 e primi anni ’70 con personaggi quali Alberto Moravia e Renato Guttuso, Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini, Antonietta Raphaël, Mario Mafai, Osvaldo Licini. Non per niente una corposa sezione rievoca con foto e documenti capitoli delle vicende culturali della famiglia Marchini.  

Simona Marchini, lei è una figura anomala: gallerista della Nuova Pesa, prima affiancò suo padre, poi dirigendo e gestendo lei lo spazio espositivo nella seconda fase. Che mondo è stato, quello intorno alla Nuova Pesa?

È stata una galleria di grande libertà nelle scelte. Io sono un pessimo mercante, non è la mia vocazione, ma la Roma degli anni ’80 era molto diversa da quella di mio padre, era diverso il contesto, era diversa perfino la borghesia: prima era più colta e più interessata. All’apertura delle mostre di mio padre e di ogni galleria romana veniva tutto il mondo: c’era una vitalità, anche polemica, conflittuale, un’anima culturale della città che seguiva lo scambio dal poeta allo scrittore all’artista.

Nella galleria di suo padre passavano Moravia, Pasolini, pittori come Carlo Levi.  

Era un ambiente culturale molto coeso, di scambi e contatti e questo si è abbastanza perso.

Tuttavia anche la “sua” Nuova Pesa ha avuto un ruolo rilevante nella scena culturale.

Avevo aperto lo spazio dopo anni fuori dai giochi per un impulso sentimentale. Mio padre si ammalò (morì nel 1985, ndr) e volevo riaprire quel posto che tanto aveva amato. Era un centro culturale e giovani artisti, poeti e scrittori vennero a chiedere ospitalità e un riferimento. Ne sono stata ben felice: la molteplicità e la contaminazione dei linguaggi mi è sempre piaciuta e l’ho applicata tanto alla galleria quanto al festival di Todi.

Ci ricorda qualche nome?

Parlando dei più giovani penso a scrittori come Sandro Veronesi o Edoardo Albinati, il poeta Valerio Magrelli, la poetessa Silvia Bre e tanti altri. Arnaldo Colasanti fu il primo a entrare in galleria e ora è un illustre critico letterario e scrittore: portò Giulio Carlo Argan, Gianni Vattimo, Enzo Siciliano, la poetessa Valeria Rosselli, il poeta Dario Bellezza. Il clima era euforico, brillante, vivace, artisti e scrittori sentivano un clima libero nell’approcciare l’arte. Tra le mostre indimenticabili le ricordo quella di Jannis Kounellis e Rebecca Horn, e l’artista tedesca esponeva per la prima volta a Roma, quella di Gino De Dominicis …

Come conciliava il lavoro di una galleria aggiornata, anche verso le novità, con personaggi comici irresistibili in tv come Iside Martufoni, la passeggiatrice che rispondeva alle lettere del cuore nel programma del 1980 “A tutto gag”, o la telefonista di “Quelli della notte”, il geniale programma di Renzo Arbore su Rai2 del 1985? Lei sembra un caso piuttosto unico.

Infatti sono un po’ un fenomeno particolare anche per me. Ho scritto un libro sulla mia vita perché ha insistito la mia amica Elisabetta Sgarbi (Corpo estraneo. La mia vita tra arte, musica e teatro, Baldini+Castoldi, Milano, 2021, pp. 280, € 18,00, ndr, clicca qui per la scheda editoriale): non l’ho titolato così perché sia estranea alla vita, anzi, ma perché non ho una definizione canonica. Ho fatto anche regie liriche.

Come è nata l’esperienza di comica in tv?

In famiglia eravamo sempre molto spiritosi ed evidentemente l’ho assimilato. Dopo un periodo di guai e molti dispiaceri personali Don Lurio (ballerino e coreografo, 1929-2003) senza dirmi niente mi segnalò a Romolo Siena, che era un grande regista della televisione. Ero stupefatta. Siccome era un momento per me difficile mi convinsero a fare il provino. Mi stavo anche separando dal mio primo marito. Alla fine dopo riflessioni accorate e due-tre nottate insonni mi dissi “lo faccio, sto troppo male”. Fu stranissimo.

Parlando da telespettatore di quei primi anni ’80 lei non sembrava affatto stranissima. Come telefonista a “Quelli della notte”, quando faceva gli occhioni ad Arbore era irresistibile.  

La telefonista me la sono inventata io mentre Iside Martufoni era un testo di Siena.

 

Simona Marchini a "Quelli della notte". Fonte youtube

 

A proposito della telefonista e di quel programma Rai: cosa pensa del riconoscimento del presidente Sergio Mattarella a Renzo Arbore nominato Cavaliere della Gran Croce?

Trovo che sia giusto, Renzo è unico, ha inventato un modo di fare televisione e radio, è un vero creatore, un fantastico inventore di espressioni artistiche, è un genio. Se lo merita.

L’arte e lo spettacolo: questi due mondi così diversi si incontravano? Magari a casa sua?

Neanche tanto. Con gli amici di “Quelli della notte” ci vedevamo più che altro lì perché mio padre era malatissimo, passavo la giornata con lui, e la trasmissione finiva tardi. Qualche volta sono stata alle cene tutti insieme se no andavo a casa. Per questo mi sento anomala: non ho mai snobbato nessuno, ho avuto ottimi rapporti con Massimo Catalano, con Maurizio Ferrini, soprattutto con Riccardo Pazzaglia tanto che con lui feci l’unico film da protagonista, “Separati in casa”. Forse gli attori mi percepivano come un corpo estraneo anche se avevamo rapporti molto affettuosi: non c’era una vera consuetudine con il mondo teatrale, non ero dell’ambiente.

Il che stupisce un po’. Quei personaggi restano nella storia della televisione.

Ho la massima stima di tutti quanti, eravamo amici ma non nacque una frequentazione. Ho fatto teatro, altra televisione, contemporaneamente c’era la galleria e mi occupavo di due cose parallele.

Come già detto: una figura inconsueta.

In effetti non ho una specificità sola. Ho avuto la fortuna di incontrare persone di qualità. Sia a teatro, sia in televisione. Forse mi stimavano, non avevo nessuna raccomandazione, Don Lurio aveva fatto una segnalazione e disse “Facciamo il provino e vediamo cosa succede”. Quando Romolo Siena vide il provino disse “è lei, Iside Martufoni è lei”. Mi hanno visto loro con una certa ottica.

Però hanno visto qualcosa che c’era, altrimenti avrebbero fatto altre scelte.

Certo, hanno pensato che ne valesse la pena. Ho lavorato tanto anche in televisione. E quando è arrivata Letizia Moratti (divenne presidente della Rai nel 1994 con il primo governo Berlusconi, ndr) sono stata semplicemente epurata come tanti altri. Quell’anno avrei dovuto fare una fiction meravigliosa con un’amica che adoravo, Franca Valeri. Non se ne fece più niente e mi addolorò moltissimo.

Riepilogando le sue esperienze televisive e di gallerista non ritiene di potervi guardare con una certa fierezza? Con allegria?

Sa qual è il sentimento che provo? Gratitudine. Anzi tutto per la mia famiglia. Gratitudine per le persone che mi hanno coadiuvato e che tuttora mi accompagnano. Sto raccogliendo frutti meravigliosi. Sono grata alla vita, alle circostanze, alle persone.

Però è lei che deve aver seminato. Anche la Nuova Pesa è una galleria con una bella reputazione.

Devo dire che non abbiamo fatto mostre “sciattine”, per così dire. Avevo amici che presentavano solo amici che valevano e si creò un bel gruppo di lavoro, di amore e di affetto. A ottobre 2020 ho riaperto la galleria con tutta la prudenza e le procedure del caso, con mostre che hanno avuto grande esito e artisti meravigliosi. Colasanti in tre-quattro mesi ha portato un po’ alla volta tre-quattrocento giovani. Erano tutti entusiasti perché l’artista era presente in galleria, per cui si è creato un rapporto intimo, bello: vuol dire che se semini interesse, calore, sentimento, i ragazzi ti seguono. Quindi doni un’alternativa al nulla.

Chi avete esposto?

Abbiamo aperto con una collettiva di sei artisti tutti di livello che poi espongono uno alla volta: Andrea Aquilanti, Gianni Dessì, Roberto Pietrosanti, adesso c’è la scultrice Federica Luzzi (fino al 4 marzo 2022, ndr), ci saranno Giuseppe Salvatori  e poi Alberto Garutti. Tra di loro hanno riscoperto una forma di solidarietà. Forse nell’emergenza cadono un po’ di muri. Mi sento molto fortunata, privilegiata, gratificata dall’affetto dalla fiducia ricevute.

Non sarà solo fortuna: lei avrà creato le condizioni e qualcuno evidentemente le ha accordato la sua fiducia.

Comincio a pensare di avere qualche merito, va’.