Gli affreschi di nudo censurati nel 700 riportati alla luce: Masaccio come non l'avete mai visto

Apre al pubblico a Firenze il cantiere di restauro degli affreschi nella Cappella Brancacci con le scene di Adamo ed Eva che furono censurate nel ‘700 e liberate anni fa. Ne parla la storica dell’arte dell’Opificio Renata Pintus

Fu una rivoluzione di forme, di colori, di umanità. Nella Cappella Brancacci a Firenze il campione del primo Rinascimento Masaccio, affiancato dal collega Masolino, negli anni ’20 del ‘400 dette vita a un capitolo umanissimo della pittura moderna: con gli affreschi su storie di San Pietro e i suoi progenitori nella cappella della chiesa di Santa Maria del Carmine in Oltrarno dipinse figure solide, austere, concrete, fatte di carne e sguardi, con un taglio che implicava forti principi morali e un’attenzione all’uomo come artefice del proprio destino. Se oggi quel modello culturale non regge tanto al nuovo millennio, allora quelle pitture, quegli abiti, quei corpi sul muro incarnavano un radicale sovvertimento della concezione della presenza di noi umani in Terra.

Incontri ravvicinati

Masaccio affrescò la Cappella Brancacci fino al 1427 per andare a Roma (e morire a soli 27 anni nel 1428) insieme a Masolino. I due maestri non finirono il ciclo: ci pensò Filippino Lippi a completarlo negli anni ’80 del ‘400. Queste pitture su muro vengono ora studiate e restaurate in un cantiere particolare: da venerdì 4 febbraio è aperto al pubblico e si può salire sui ponteggi e vedere visi e occhi a distanza ravvicinata. Quattro giorni alla settimana, dal venerdì al lunedì, si tengono visite guidate per gruppi di dieci persone ogni 30 minuti e qui trovate le indicazioni. I lavori dureranno almeno un anno.

Le info pratiche

La Cappella il venerdì, sabato e lunedì apre dalle 10 alle 17, la domenica dalle 13 alle 17. Obbligatorio prenotare: tel. 055 2768224, email bigliettimusei.comune.fi.it oppure  cappellabrancacci@musefirenze.it. Forse non sarà inutile ricordare che si entra solo con il super green pass. Il Comune promette a breve un ascensore per chi si muove con difficoltà: per aggiornamenti clicca qui.  

Adamo ed Eva furono censurati 

In ambienti urbani di piazze e case o con monti scabri sullo sfondo Masaccio dipingeva uomini veri, donne veri, non astrazioni, non stilizzazioni. Nella Cappella creò il suo massimo capolavoro. Che nel ‘700 venne censurato. Masolino raffigurò Adamo ed Eva tentati dal serpente, Masaccio in parallelo li inquadrò disperati e piangenti mentre vengono cacciati dal Paradiso, entrambe le scene rendevano ben visibili gli organi genitali: non era voyeurismo, rappresentavano gli antenati e primi peccatori uguali a uomini e donne in carne e ossa come noi. Soffiava l’aria dell’Umanesimo. La censura bigotta della Chiesa, che nel ‘400 prima della Controriforma cinquecentesca non aveva sollevato obiezioni, fece scattare la tagliola nel XVIII secolo quando le parti intime vennero coperte da fogliame. Quelle coperture improvvide furono opportunamente eliminate da un restauro che tra il 1984 e il 1990 salvò il ciclo da un degrado e da un offuscamento micidiali.

 

Masaccio, la cacciata dal Paradiso, a sinistra prima del restauro del 1990, a destra dopo il restauro  (Foto Stefano Miliani), Cappella Brancacci, Firenze

 

 

Renata Pintus dell’Opificio: “Quarant’anni fa fu un restauro pari alla Cappella Sistina”

Chi conduce i restauri è l’Opificio delle Pietre Dure, istituto del Ministero della cultura ai vertici mondiali del restauro per i suoi tecnici, laboratori, ricerche e scuola.  Negli anni ’80 Umberto Baldini e Ornella Casazza restaurarono gli affreschi di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi e allora la storica dell’arte e direttrice del settore Pitture murali e stucchi dell’Opd Renata Pintus, che segue i lavori odierni, frequentava le elementari: “Quel restauro fu importante quanto quello sugli affreschi di Michelangelo alla Cappella Sistina, mise il ciclo in sicurezza e oggi regge, salvo integrazioni cromatiche e stuccature che dopo quarant’anni si iniziano a vedere. L’anno scorso una spolveratura ha rimosso i depositi di polvere superficiale, ora è come un check up: seguiranno la diagnosi e poi il nuovo ed eventuale intervento”.

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Dove e cosa restaurare? “Per esempio – risponde Renata Pintus - nel registro mediano della parete destra la resurrezione di Tabita di Masolino ha una situazione abbastanza complessa. Su quella parete sono addossate strutture dovute a un ampliamento settecentesco seguito a un incendio del 1771 che compromisero l’equilibrio statico, provocarono una tensione strutturale: la spanciatura dell’intonaco è ancora visibile. Dovremo quindi capire i movimenti della parete. Negli anni ’80 i restauratori non usarono materie consolidanti per non appesantire la parete, ora vedremo se trovare un’altra soluzione: i sollevamenti della pellicola possono essere pericolosi e determinare distacchi del colore. Poi dobbiamo vedere se dopo quarant’anni regge il microclima. L’impianto di allora era avveniristico per l’epoca ma se non funziona possono prodursi sali pericolosi per la pittura ad affresco perché mangiano il colore. Ancora non possiamo dirlo. A occhio nudo in piccole zone circoscritte il colore sembra un po’ staccato”. “Prima degli anni ’80 alcune pitture erano diventate perfino marroni. Fu un restauro epocale, anche per le innovazioni e il carico di indagini scientifiche”, conferma Marco Ciatti, soprintendente dell’Opd.

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Sono responsabili dell’intera operazione il Comune con il sindaco Dario Nardella, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze che sorveglia i lavori, il Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Ispc fiorentino, l’Opd. Chi ha raccolto i fondi, al momento 160mila euro, è la Fondazione statunitense Friends of Florence, presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda, insieme alla Jay Pritzker Foundation. La chiesa appartiene al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno ed è in concessione al Comune.

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