Dietro la scoperta della Stele di Rosetta una condanna omosex: Londra racconta di gay, lesbiche, trans e queer

Nella capitale britannica aprirà un Queer Museum. E istituzioni come il British, il Victoria & Albert e altre fanno da guida a vicende e discriminazioni di gay, lesbiche e trans per il LGBT History Month” britannico

Chi di noi sapeva che dietro la vicenda della Stele di Rosetta al British Museum di Londra si cela una condanna con esilio per passioni omosex? Quella pietra ha permesso di comprendere la civiltà egizia e ha impresso una svolta alla conoscenza eppure nasconde un dramma, una tra le tante discriciminazioni di cui è costellata la storia delle minoranze. Lo racconta online il museo londinese con Jack Shoulder, della sezione educativa dell’istituto e storico LGBTQ, a proposito dell’ “oggetto più visto” del British perché febbraio, in Gran Bretagna, è il “LGBT History Month” e proprio Londra ha annunciato l’apertura entro il 2022 del primo “Queer Museum”.

Bankes, lo studioso della stele di Rosetta oscurato perché gay

Più sotto spieghiamo il perché della ricorrenza, per ora restiamo sulla Stele di Rosetta: è del 196 a.C. e con un’iscrizione incisa in tre grafie, geroglifici, demotico e greco antico, si pone in vetta alla classifica delle opere più amate dai visitatori del British. Fu scoperta nel 1799, nel 1801 l’esercito inglese la portò a Re Giorgio III e dal 1802 è nel museo londinese.
Chi decifrò l’iscrizione, il decreto di un faraone, furono il francese Jean-François Champollion (1790–1832) con il medico britannico Thomas Young (1773–1829). Non fu solo opera loro, riporta il British Museum.
Attingendo al libro di Richard B. Parkinson A Little Gay History Shoulder ricorda però che un terzo uomo, William John Bankes (1786–1855): “intuì correttamente che un cartiglio ricorrente indicava un nome reale”, scrive il British online. Eppure finì nell’ombra. Nel 1833 fu processato per aver adescato un uomo in un gabinetto, nel 1841 condannato a lasciare l’Inghilterra per sodomia. “Bankes era gay e commise il crimine di farsi prendere. La punizione fu l’esilio e i suoi risultati ingiustamente oscurati”, appunta Shoulder. Che, tra i pezzi con vicende LGBT alle spalle, ha scelto anche un piatto raffigurante la regina d’Inghilterra Anna (1665–1714), le cui predilizioni saffiche sono state ben raccontate nel film “The favourite” del 2018 di Yorgos Lanthimos con Olivia Coleman, Olivia Colman, Rachel Weisz ed Emma Stone.

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Cos’è l’LGBT+ History Month britannico

Ricordiamo anzi tutto un dato di fatto: calpestare i diritti di una qualunque persona per quel che è, sente o pensa senza che abbia commesso crimini contro l’umanità (tipo i nazisti e i loro emuli) significa poter calpestare i diritti di chiunque nessuno e nessuna esclusi: oggi tocca a lui o a lei, domani potrà toccare a te o a una persona a te cara. Il mese LGBTQ britannico, dove fino al 1967 l’omosessualità era un crimine, è nato nel 2005 e vuole riconoscere cosa hanno fatto lesbiche, gay, bisex e transgender nel passato e nel presente salvo poi venire accantonati o messi alla porta. Se più paesi la celebrano in ottobre, i britannici hanno scelto febbraio perché in quel mese del 2003 il Regno Unito abolì la “Section 28” che vietava la “promozione” dell’omosessualità.  

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A breve apre il primo Queer Museum

La novità principale è che Queer Britain, organizzazione di beneficenza nata nel 2018, entro la primavera conta di aprire a Londra il primo Queer Museum nella terra di Elisabetta II al piano terra di un edificio dell’Art Fund all’indirizzo 2 Granary Square, Kings Cross, London, NC1 4BH. Dirige l’istituto e ne è co-fondatore Josep Galliano. Alla richiesta di intervistarlo l’ufficio stampa ha purtroppo risposto che non ha tempo per cui ricorriamo a un comunicato: “Il museo è un luogo inclusivo che promette di accogliere tutti indipendentemente dalla sessualità o dall’identità di genere per permettere ai visitatori di esplorare e apprendere storie del passato, presente e futuro della comunità queer. Lo spazio avrà quattro gallerie, un laboratorio, un luogo educativo, un punto vendita e uffici per lo staff di Queer Britain”. L’ingresso sarà gratuito, le donazioni saranno benvenute.

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Drag queen al Jewish Museum

Gli altri musei londinesi non stanno a guardare e per febbraio hanno approntato calendari alquanto fitti. Il Jewish Museum invita a conoscere storie “pioneristiche” di ebrei-e LGBTQ+ e di drag queen.

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Al Victorian & Albert la pittrice nell'effervente Parigi di un secolo fa

Il Victorian & Albert Museum, in sintesi V&A, che possiede raccolte di scultura antica, di arti dal mondo e arti applicate semplicemente pazzesche, ha un LGBTQ Working Group” nello staff e con un compito: “Dissotterare storie LGBTQ nascoste o sconosciute nelle collezioni”. Per questo febbraio 2022 ha selezionato una trentina di pezzi e vale il discorso del British: per raccontare storie legate all’artista, o all’opera d’arte, o a chi l’ha posseduta, al modello o alla modella, per porre domande … Il V&A accende per esempio i riflettori su una testa in terracotta di Marie Laurencin, pittrice della comunità gay e lesbica nella effervescente Parigi degli anni ’20 del ‘900, e su un suo costume androgino per uno spettacolo del 1924 dei mitici Ballets Russes del geniale imprenditore Diaghilev.

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Foto dal sito del Museum of London per febbraio 2022 “mese Lgbtq”

 

Il Museum of London esplora “l’eredità di londinesi lesbiche, gay, bisessuali e trans”

“Esploriamo l’eredità di londinesi lesbiche, gay, bisessuali e trans attraverso storie dalle nostre ricche collezioni”. Lo proclama sul suo programma di febbraio il Museum of London, istituto fondato nel 1913 per illustrare la storia della città dai tempi romani a oggi e che riferisce di un milione di ingressi l’anno, almeno prima della pandemia. Il museo conduce le sue indagini e variazioni sul tema con tour guidati in presenza e una varietà di proposte online davvero ricca. A distanza possono valere video che narrano di un piccolo crocifisso medioevale per pellegrini con Cristo scambiato per la santa Wilgerfortis o quello sull’amore tra Adriano e Antinoo raccontato da Marguerite Yourcenar nel romanzo Memorie di Adriano) a partire da una replica di una testa dell’imperatore romano. Quell'amore omosex non subì discriminazioni: il museo ricorda che Antinoo, morto giovane nel Nilo, venne celebrato in tutto l'impero e nessuno si scandalizzò. Come a dire che la storia del genere umano non sempre compie passi in avanti. 

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