Bambini strappati ai genitori: la foto che svela i crimini della colonizzazione

Ad Aosta, Roma e Torino la mostra del World Press Photo 2022. Chiediamoci perché la foto vincitrice della canadese Amber Bracken è così suggestiva e così e drammatica. E confortiamoci con un antico popolo australiano

Su semplici croci in legno vediamo piccoli abiti appesi, il primo arancione, un secondo beige, a seguire di nuovo arancione, fino a un bosco. Alla luce morbida fa il paio sullo sfondo, contro le nubi scure, un arcobaleno che dialoga con i colori caldi in primo piano. Con questa foto per il New York Times scattata presso la Kamloops Residential School in Canada Amber Bracken racconta una storia terribile: quelle croci “commemorano i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un'istituzione creata per i piccoli indigeni - riferisce la didascalia - In quel luogo sono state scoperte circa 215 tombe”. È la ferocia della colonizzazione portata a compimento, nella sua essenza, un processo che ha ferito e ucciso in troppe aree del mondo, dall’Africa all’America latina, dall’America settentrionale all’Australia.

La foto ha vinto il primo premio per gli scatti singoli del World Press Photo of the year 2022, il concorso di fotogiornalismo per lo scatto dell’anno. I vincitori sono stati proclamati il 7 aprile e la mostra italiana che raccoglie oltre 120 foto quest’anno si dipana in tre sedi, magari con qualche leggera variazione: al Forte di Bard ad Aosta è aperta fino al 3 luglio, al Palazzo delle Esposizioni a Roma fino al 12 giugno (organizzata insieme a 10b Photography), alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino fino al 18 settembre.

Suggeriamo caldamente chi può di non perdere questo appuntamento: provoca sempre qualche potente sussulto emotivo per la crudezza di numerose storie, per la schiettezza con cui i fotografi squadernano lo stato del pianeta e l’insensatezza di molti umani, e allo stesso tempo ci riservano squarci di stupore benefico, rincuorano per il comportamento di tanti nostri simili vicini e lontani e, capita, per la magnificenza della natura quando è ancora salva.

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Uno scatto di luce dietro il buio

Torniamo alla fotoreporter canadese Amber Bracken perché il suo scatto enuclea con chiarezza cosa significa al meglio il fotogiornalismo oggi. La foto ha la luce e il buio, il lutto e la speranza. La partitura dei colori, la forma della composizione, degli oggetti, rendono qui la distinzione tra foto d’arte e documentaristica oziosa. Non è che la differenza non esista, tutt’altro. Soltanto che spesso foto di puro documento vengono spacciate come arte perché inserite in un contesto d’arte mentre spesso sono tanti fotogiornalisti d’alto livello a creare opere formalmente più inventive, più profonde, dense di sfumature. Chi è l’artista allora?

La pratica canadese di sottrarre bambini ai genitori nativi 

Lasciamo la disquisizione e passiamo alla sostanza. Amber Bracken racconta un fenomeno emerso negli ultimi anni nel Canada: figlie e figli piccoli delle popolazioni native venivano sottratti ai genitori perché dimenticassero la loro cultura, la loro civiltà, la loro religione, e in più casi venivano tenuti in collegi in condizioni di vita difficili se non atroci. Non è atroce strappare dei bambini ai genitori la cui unica “colpa” è essere minoranza, è appartenere a chi, in quelle terre, viveva già ed è stato privato di ogni potere?

Se vogliamo vedere il lato positivo della medaglia, adesso se ne parla e simili strategie di sradicamento culturale e umano vengono interpretate per ciò che sono: crimini contro singole persone, contro il genere umano, compiuti purtroppo con la certezza dell’impunità e l’arroganza di essere “nel giusto”.  

 

Matthew Abbott, Salvare le foreste con il fuoco, Australia, per National Geographic/Panos Pictures. World Press Photo of the year 2022 Primo premio Story of the Year

 

All’edizione numero 66 del World Press Photo, concorso organizzato dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, hanno partecipato 4.066 fotografi da 130 paesi candidando 64.823 lavori. Gli organizzatori hanno cercato di modificare lo sguardo nettamente occidentale-centrico del concorso con un meccanismo aiutato dalla tecnologia: prima  giurie “regionali” con professionisti delle rispettive zone, ossia Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-est asiatico e Oceania, hanno scremato le candidature; superato questo passaggio, una giuria “globale” presieduta da Rena Effendi ha decretato 24 vincitori regionali, provenienti da 23 paesi dai cinque continenti, e quattro vincitori mondiali tra quei 24.

I Nawarddeken appiccano il fuoco per salvare la foresta 

Tra i vincitori va citato il premio World Press Photo Story of the Year: se lo è aggiudicato “Salvare le foreste con il fuoco” dell’australiano Matthew Abbott per il National Geographic/Panos Pictures. Il fotoreporter descrive la tecnica con cui il popolo Nawarddeken nella West Arnhem Land, in Australia, nella propria terra natale bruci il sottobosco prevenendo incendi più grossi e distruttivi. Un controsenso? Per nulla. Con mezza Australia finita in cenere per gli enormi incendi del 2019-20 una pratica simile adottata su larga scala magari avrebbe arginato la furia in fiamme e risparmiato molta flora e fauna dalla distruzione.