Da Picasso a Warhol passando per Giotto, scopri i 100 dipinti che hanno sconvolto il mondo

Il critico d’arte Flavio Caroli pubblica la sua top 100 e dice: "Descrivo le opere che hanno sconvolto la società. Pensiamo a Giotto, ai Futuristi e a Andy Warhol"

Chi o cosa accomuna il Compianto sul Cristo morto affrescato da Giotto fra il 1303 e il 1305 nella Cappella degli Scrovegni a Padova e l’affollatissimo Trittico delle delizie dipinto da Hieronymus Bosch tra il 1490 e il 1500, la magnifica fanciulla con l’orecchino di perla di Vermeer, la tragica Guernica di Picasso e i convulsi ghirigori di pittura gocciolante di Jackson Pollock di metà ‘900? Accomuna questi dipinti un saggio o meglio una sorta di “top 100” di Flavio Caroli. Il critico e storico dell’arte tra i più noti, ferrarese del 1945, affabile e dall’inconfondibile chioma bianca, anni addietro amabilissima presenza a Che tempo che fa di Fabio Fazio, pubblica adesso il volume 100 dipinti che sconvolsero il mondo. Dal “Crocifisso di Santa Croce” di Cimabue alla “Marilyn” di Andy Warhol (24 Ore Cultura, pp. 216 pp., ill., € 32,90, schede di Marina Scognamiglio).

Al di là del richiamare nel titolo il libro sulla rivoluzione sovietica di John Reed I dieci giorni che sconvolsero il mondo e il film tratto da quel testo del russo Sergej Bondarčuk, lo studioso nell’introduzione pone un «dilemma» che travalica l’estetica: «In che senso l’arte ha sconvolto il mondo in un senso più radicale, perché ha contribuito in modo risolutivo alla formazione dei movimenti di idee che hanno determinato le rivoluzioni che investono periodicamente le civiltà, nella fattispecie la civiltà occidentale?». La risposta, scrive Caroli, è caduta su una selezione di cento capolavori che «sconvolsero il mondo dell’arte, ma – con tempi molto diversi, ora incalzanti, ora meditatissimi – sconvolsero e indirizzarono anche le azioni umane nel senso più ampio del termine».

Professor Caroli, perché stilare questa top 100 di dipinti?

"L’idea risale all’editore e l’ho messa in atto volentieri perché, in un mondo confuso e appiattito come quello odierno, identificare le colline e i punti più alti non è male. L’idea di fondo è anche un’altra: ci sono opere che hanno sconvolto la storia pittura ma altre, o quelle stesse opere, hanno sconvolto la società al di là dello specifico artistico".

Hanno sconvolto anche il nostro modo di vedere e vivere?

"Sì. Pensiamo a Giotto: è l’immagine stessa della borghesia nascente e scatenata a cavallo tra ‘200 e ‘300 e lui opera negli stessi anni di Dante. Pensiamo al Futurismo: è una delle principali matrici della Prima guerra mondiale. Le campagne interventiste di Marinetti e compagni corrispondono alla pittura rivoluzionaria di Balla e Boccioni. O pensiamo a La morte di Marat dipinta da Jacques-Louis David nel 1793: quel quadro ha rappresentato l’uccisione dell’astro nascente della rivoluzione e per qualche tempo ha nutrito il dibattito più di qualsiasi parola e discorso".

Come il Cristo morto del Mantegna del 1483 circa, incluso nel libro, che possiamo rivedere in qualche foto di Che Guevara ucciso.

"Lo si ritrova in Che Guevara e anche nel finale di Mamma Roma di Pasolini che è ispirato a quel quadro. L’idea del volume è proprio questa: è il potere dello specifico artistico che si allarga alla società e ai suoi valori".

Flavio Caroli

Dopo Andy Warhol niente ha più sconvolto il mondo? Finisce lì?

"Warhol è ultimo che ha sconvolto, ma bisognerebbe discuterne, non è detto sia proprio l’ultimo. Certo è colui che ha capito la svolta antropologica verso la società dei consumi e quello che ciò comportava".

Non pensa che con lui sia finita l’arte, vero?

"No, non penso che arte sia finita e penso che non finirà mai: magari salverà il mondo. Anzi, sarà l’ultima cosa a morire, finché ci sarà l’umanità avremo voglia di esprimerci".

Davanti a cento opere scatta inevitabilmente il gioco del pensare a chi non c’è. Per esempio del ‘900 mancano Mark Rothko o Alberto Burri.

"Basta aspettare il 18 maggio quando esce il mio nuovo libro per Mondadori, I sette pilastri dell’arte d’oggi dal titolo ispirato a I sette pilatri della sapienza di Lawrence d’Arabia. Il sottotitolo è Da Pollock alle bufere del nuovo millennio. Amo Burri, ho scritto anche un libro su di lui, è un grande nella rivoluzione della forma, ma non è uno di quegli artisti che hanno inciso oltre: umanamente lo diceva, non voleva parlare della società e dei suoi problemi, voleva fare arte e sconvolgere l’arte. Mi rendo conto che ci sia un margine di ambiguità nel valore di sconvolgimento e sulla riflessione nella società. Rothko per esempio: è un caposaldo, è un meraviglioso solitario morto suicida ed è l’esempio stesso della intro-versione, non della estro-versione".