La testa mozzata, lo svelamento di un omicidio: il genio di Donatello come antidoto alla guerra

A Firenze fino al 31 luglio la mostra che racconta la genialità dello scultore del Rinascimento. Anche se pure qui è inevitabile pensare all’Ucraina, almeno queste opere possono dare fiducia nel genere umano

Palazzo Strozzi a Firenze c’è una piccola formella in bronzo dorato proveniente dal Battistero di Siena, datata 1423-27, opera strabiliante del fiorentino Donatello e appena restaurata. È un tassello della mostra sullo scultore rinascimentale vissuto dal 1386 al 1466 che si tiene dal 19 marzo al 31 luglio sia nell’edificio di pieno Rinascimento, sia al Museo del Bargello nella sala donatelliana al primo piano e in sale al pianterreno dell’autentico tempio della scultura antica in un magnifico palazzo merlato.

La formella sullo svelamento di un omicidio fa pensare alle vittime in Ucraina

Quella formella raffigura, con giochi prospettici da mozzare il fiato, il “Convito di Erode” e il momento in cui un soldato porge al re la testa mozzata del Battista mentre la committente dell’omicidio, Salomè, interrompe per un istante la danza e un commensale si ritrae inorridito alla vista. Ordunque, diventa arduo guardare lo svelamento di un assassinio senza pensare ai crimini di massa e alle persone uccise con bombardamenti e missili che, magari nello stesso istante, vengono perpetrati in Ucraina a poche migliaia di chilometri di distanza dalla fin troppo venduta locuzione della “culla del Rinascimento”.
Ci troviamo davanti a un’arte che è espressione e un umanesimo che, come hanno detto tanti, porterà poi all’Illuminismo, al riconoscimento dei diritti dell’uomo, ai principi di uguaglianza e fraternità. Ancorché quei principi siano stati mille volte traditi, quel pensiero è tra i fondamenti del rispetto degli altri. E nei due palazzi possiamo vedere un genio che ha creato figure avendo al centro dei suoi pensieri l’essere umano.

 

A Palazzo Strozzi, Firenze. Donatello, Convito di Erode, particolare, da Siena, Battistero di San Giovanni. Foto Stefano Miliani

 

 

La mostra “Donatello. Il rinascimento” è curata da Francesco Caglioti, ordinario di storia dell’arte medioevale alla Normale di Pisa, probabilmente il maggior conoscitore in circolazione di scultura medioevale e rinascimentale toscana, di sicuro conosce Donatello meglio delle proprie tasche. Circa 130 le opere esposte tra sculture, qualche dipinto e disegno, con una quantità mai vista finora di lavori donatelliani (una cinquantina).
Caglioti, più Palazzo Strozzi e la brava direttrice del Bargello Paola d’Agostino, hanno ottenuto prestiti strepitosi anche internazionali. La lista include: la National Gallery di Washington, il Metropolitan di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, il Victoria & Albert (co-organizzatore, dove la mostra sarà allestita con variazioni nella primavera 2023) e la National Gallery di Londra, il Louvre, gli Staatliche Museen di Berlino (altro istituto co-organizzatore che avrà una sua versione della mostra dal 2 settembre all’8 gennaio 2023). Qualunque storico dell’arte farebbe carte false per un simile parterre di pezzi.

Arte contro l’ombra della guerra 

Dispiace guastare la festa, ma torna ad affacciarsi l’ombra della guerra della Russia contro l’Ucraina e, molti sostengono, anche contro i valori occidentali di libertà e democrazia (pensiamo a quel patriarca russo favorevole all’intervento perché in Occidente abbiamo i gay pride: se potesse incenerirebbe in un nanosecondo i valori delle nostre traballanti democrazie).

Una mostra monografica simile può nascere solo da uno “spirito di collaborazione internazionale tra istituzioni culturali”, osserva Paola d’Agostino a Tiscali Cultura, e pone l’accento su quanto sia indispensabile vivere in uno scenario di pace al di là dei propri confini. “Difficile celebrare Donatello senza pensare alle immagini di morte e distruzione in Ucraina, ci fanno tornare a incubi passati che nel nostro continente pensavamo di non vedere più”, esordisce in conferenza stampa Arturo Galansino, direttore della Fondazione di Palazzo Strozzi. “In periodi di guerra è ancora più importante investire in cultura, è strumento di dialogo, pace e civiltà, l’arte muove le coscienze dei leader politici e della società civile”, rincara il sindaco Dario Nardella (con la Regione Toscana il Comune è tra i forti sostenitori della Fondazione di natura pubblico-privata).

Il David di Donatello, simbolo di lotta al gigante

Tra Madonne e santi che trasudano umanità, talvolta di una tenerezza sobria e toccante (valga la Madonna da Washington), in questi giorni acquista un peso speciale il “David vittorioso” donatelliano: la prima versione in marmo apre il percorso nelle sale a Palazzo Strozzi, nella successiva in bronzo il giovane sta fiero e soddisfatto nella sala donatelliana del Bargello riallestita per l’occasione, ed è il simbolo dei premi Donatello del cinema italiano.
Avete capito dove si va a parare: più voci hanno paragonato la battaglia ucraina contro il gigante delle forze armate russe all’eroe biblico che con la sua fionda fece stramazzare al suolo il gigante Golia in un confronto in teoria perso in partenza. Retorica di guerra, si dirà, in effetti lo è. Resta tuttavia che Donatello scolpì quel David a inizio ‘400, l’altro lo fuse intorno al 1440, decenni prima del più celebre eroe michelangiolesco del 1504 scolpito per la Repubblica fiorentina insorta contro quei despoti dei Medici. David simbolo di libertà dunque. Di nuovo: non si può non pensare all’Ucraina anche per queste stanze dove regna la calma.

Da Masaccio a Michelangelo 

La mostra comprende opere di Brunelleschi, Masaccio, di pittori come Mantegna e Giovanni Bellini, la commovente “Madonna della scala” di Casa Buonarroti, appena restaurata, dove Michelangelo si ispirò alla tecnica dello “stiacciato” (le figure in rilievo in una scena prospettica) di cui lo scultore quattrocentesco fu campione indiscusso e di cui valga guardare al Bargello la “Madonna delle nuvole” arrivata da Boston. L’Opificio delle pietre dure ha restaurato un buon gruppo di opere, un depliant ragguaglia sulle opere donatelliane presenti a Firenze e in Toscana. Catalogo Marsilio editore.
Per concludere? Forse non è un esercizio inutile, passare di qui. Può essere un balsamo, una pausa di quiete, per scoprire quanta forza possa ancora trasmettere uno scultore del Rinascimento a noi cittadini frastornati da una guerra in piena Europa ben più devastante di quella nell’ex Jugoslavia di fine ‘900, senza comunque nulla togliere alla portata di quella tragedia.

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