Littizzetto esilarante: la nudità del David di Michelangelo, l'imbarazzo all'Expo di Dubai e l'escamotage strategico

Nella pudicissima Dubai l'esilarante soluzione trovata dai curatori del padiglione per ovviare al problema della nudità del David di Michelangelo

di Camilla Soru

"La bellezza unisce le persone” questo il tema scelto per il padiglione italiano dell’Expo 2020 che aprirà le porte questo ottobre, in enorme ritardo a causa dei rinvii dovuti alla pandemia.

Atteso come una boccata d’aria fresca dopo le innumerevoli apnee della cultura causate dai cambi di colore del nostro paese, l’Expo di Dubai è il primo evento di questa portata organizzato dopo l’anno nero 2020 e anche il primo Expo ospitato da un paese arabo.

Per un momento tanto importante e simbolico serviva certamente un ambasciatore del nostro patrimonio culturale e artistico, devono aver pensato Carlo Ratti e Italo Rota mentre progettavano il padiglione. E così ha preso vita, metaforicamente modellato non da mani d’artista ma da una enorme stampante 3D, un’imponente copia del David di Michelangelo. Un gemello tridimensionale diventato subito centro dell’esposizione.

Sette metri di resina acrilica rifinita con polvere di marmo per dare quel tocco di realtà e rendere il gemello del David il più simile possibile all’originale, persino nelle imperfezioni. Composta da 14 pezzi montati tra loro a Firenze prima di prendere il volo per Dubai, sicuramente con i suoi 400 chili molto più facile da trasportare del nobile esemplare che ne pesa cinquemila.

Una cosa è certa, il David a Dubai c’è arrivato così com’è. Nudo. E sappiamo bene che in fatto di nudità la sensibilità araba è molto distante dalla nostra. "Non è che l’abbiamo spogliato noi per fare un dispetto agli arabi” ha commentato ieri Luciana Littizzetto nel suo consueto intervento comico a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. (come vedete nel video di RaiPlay

Il posizionamento "tattico" del David di Michelangelo nel padiglione italiano dell'Expo di Dubai

La soluzione

Quindi, cos’è successo? Come hanno coniugato nella non proprio liberale Dubai la presenza ingombrante di sette metri di nudità con una certa morale? Lo avranno coperto come nel 2016 si fece con le statue dei musei Capitolini durante la visita del Rouhani?

Con un colpo di genio il David è stato posizionato nell’atrio del padiglione, precisamente nella tromba delle scale, “un enorme portinaio di sette metri” dice Littizzetto, facendo in modo che la parte incriminata si trovasse esattamente in corrispondenza del solaio tra i due piani. Tra cordoli che impediscono di sporgersi e prospettive svantaggiose, il gioco è fatto.

Il David è visibile solo dall’ombelico in su dal primo piano, dal piano terra invece si possono osservare le gambe muscolose. La bellezza unisce le persone, la sensibilità è salva e la risata garantita.