Chi è la bambina nuda che scappava dal napalm nella guerra del Vietnam: "Così sono sopravvissuta"

di Cinzia Marongiu

La guardi e ti senti bruciare viva. Impossibile distogliere lo sguardo davanti a quel corpo minuto, a quella bambina disperata e nuda, che urla tutto il suo dolore scappando dal suo villaggio distrutto dal fuoco e dalle bombe al napalm che dietro a lei divoravano corpi, capelli, visi, esistenze innocenti.  Impossibile rimanere indifferenti davanti a una delle fotografie che hanno saputo raccontare meglio di libri, trasmissioni tv e articoli di giornale l’assurdità della guerra.

Quella bambina è ancora viva e si considera una sopravvissuta. Si chiama Kim Phuc, ha i capelli neri a caschetto e un sorriso tragico che conquista le sue labbra ma non l’anima di chi ha vissuto l’abisso della crudeltà. Kim è a Milano per presentare la mostra “From Hell to Hollywood”, “Dall’Inferno a Hollywood”, che ripercorre la carriera di Nick Ut, fotoreporter dell'Associated Press a cinquant'anni dallo scatto che gli valse il Premio Pulitzer nel 1973. Sessantuno fotografie d’autore tra cui spicca proprio la “Napalm girl”, simbolo della guerra del Vietnam, scattata l’8 giugno del 1972, quando le forze aeree del Vietnam del Sud sganciarono bombe al napalm sul villaggio, che era stato occupato dalle forze nord-vietnamite. L'attacco uccise quattro persone sul post ma lasciò ferite difficili da rimarginare anche in chi riuscì in qualche modo a sopravvivere.

"La prima volta che ho visto la mia foto, con me nuda, sono rimasta scioccata. Mi sono sentita così in imbarazzo, così vulnerabile. In seguito ho affrontato tanto dolore, traumi, incubi”, ha raccontato Kim che oggi ha 59 anni e che ne aveva appena quando scappava dal napalm, con le braccia e la schiena completamente ustionati. “Non so bene come io sia sopravvissuta e come io sia qui. La mia storia è cominciata con un bombardamento e una foto. Io sono solo uno di quei bambini che hanno sofferto e soffrono nelle guerre. Un'icona. Come la mia foto. Sono diventata un simbolo della guerra a seguito di quello scatto. È cominciata così la mia vita di testimonianza. L'arte della vita è vivere con amore, speranza e perdono perché solo questo può davvero cambiare il mondo".

Quell’8 giugno di 50 anni fa il fotografo Nick Ut portò quella bimba nuda e disperata all’ospedale di Saigon: quattordici mesi di cure e diciassette interventi per ritornare in qualche modo alla vita.