Il Bernini che sfregiò il volto dell'amata per gelosia oggi in mostra insieme ai volti alle vittime dell'acido

Alla Galleria degli Uffizi una mostra che mette in relazione il busto di Costanza Piccolomini Bonarelli, amante di Bernini, con i volti sfigurati dall'acido delle donne vittime dio violenza

Il Bernini che sfregiò il volto dell'amata per gelosia oggi in mostra insieme ai volti alle vittime dell'acido
di Tiscali News

A Firenze il 'no' alla violenza sulle donne diventa una mostra. L'iniziativa è della Galleria degli Uffizi che fino al 19 dicembre espone il busto di Costanza Piccolomini Bonarelli, realizzato dal suo amante Gian Lorenzo Bernini che però poi, per un impeto di gelosia nella loro relazione, la fece sfregiare. Il capolavoro, in prestito dal Museo Nazionale del Bargello e restaurato con un finanziamento delle Gallerie degli Uffizi, è collegato con l'attualità odierna, in cui c'è diffusa sensibilità per gli attacchi di cui le donne sono sempre più vittime.

L'arte del Bernini dialoga poi con le fotografie di Ilaria Sagaria che raccontano poeticamente il dolore e la solitudine delle persone colpite da sostanze corrosive: la mostra è curata da Chiara Toti. 'Sfregio-Il dolore non è un privilegio', questo il titolo, è il racconto di un dramma senza tempo, con una esposizione organizzata simbolicamente nel mese in cui ricorre la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (il 25 novembre).

Un dialogo tra il passato e la contemporaneità. Bernini, per omaggiare Costanza Piccolomini Bonarelli, aveva scolpito in marmo il busto dell'amata intorno al 1638: fu forse la sola opera non nata da una commissione esterna, ma semplicemente dalla sua volontà. Un amore però che poi ha portato ad un gesto folle: il Bernini infatti scoprì che Costanza aveva una relazione col fratello dell'artista, Luigi, ed allora - pazzo di gelosia - ordinò di sfregiarla al viso.

Il volto di Costanza fu deturpato: assurdo poi pensare che Bernini fu graziato e non ebbe conseguenze, mentre Costanza venne reclusa in un monastero quattro mesi e poi avviò un fiorente commercio di sculture. Adesso, quel crimine subìto da Costanza si riattualizza nei casi degli attacchi con l'acido nei quali a essere preso di mira, ora come allora, è il volto delle vittime.  

"La violenza tramite acido - ha raccontato Ilaria Sagaria - è un fenomeno globale che non è legato all'etnia, alla religione e tantomeno alla posizione sociale e geografica. Oltre alla brutalità fisica causata da un gesto inumano, c'è il trauma psicologico da affrontare: la perdita dell'identità, la depressione e l'isolamento. Ascoltando le storie di queste donne ho ritrovato caratteristiche comuni: una volta in casa tutte tolgono specchi e foto dalle pareti, come a voler privarsi della possibilità di vedere come erano prima e come sono diventate. È una vera perdita di identità".

Sagaria ha detto che attraverso le testimonianze ha "ricostruito un racconto che potesse restituire questi momenti senza spettacolizzarne il dolore, concentrandomi sull'aspetto psicologico e sul concetto di identità". "Alla base di questa mostra - ha concluso - c'è un concetto: è passato tanto tempo, ma la storia non cambia. C'è ancora qualcuno che non accetta un rifiuto e commette questi gesti folli". Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ricorda che l'opera è "un capolavoro di uno dei massimi scultori barocchi" e permette oggi di "riflettere sull'efferata violenza dei forti contro i deboli. E a meditare sul dolore inenarrabile della sopravvivenza". "Credo che nel dialogo tra il busto del Bernini, recentemente restaurato, e le toccanti immagini di Ilaria Sagaria in mostra agli Uffizi - ha commentato Paola D'Agostino, direttore dei Musei del Bargello - la figura di Costanza Bonarelli emerga non soltanto come il simbolo del riscatto ma come un monito per tutta quella violenza femminile che magari non arriva mai all'attacco del corpo ma vede la lenta erosione e lo spegnimento dell'anima".