Banksy, Jago e Tvboy: perché quando il messaggio dell'arte è chiaro colpisce al cuore

Una mostra a Bologna accosta i due street artist e lo scultore Jago che rispondono a un bisogno diffuso: vedere autori che sanno comunicare e danno letture ben leggibili sulla realtà. E sono in corso anche altri appuntamenti, in Italia

Il Papa emerito Ratzinger scolpito nel marmo da Jago emana un sorriso lieve. Più in là, le immagini di una ragazza abbraccia la bomba e, incorniciata, di una bambina che vede un cuore volare via come un palloncino impresse su qualche muro da Banksy l’inafferrabile. Gino Strada raffigurato da TvBoy supplica con furore e con un cartello la fine della guerra affisso una notte dell’anno scorso a Milano dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia putiniana. A Bologna Palazzo Albegati ospita, fino al 7 maggio, “Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente”: è una mostra che affianca lo scultore che affronta figure e temi dell’esistenza con street artist che, parimenti, prendono di petto i temi del vivere collettivo, dall’ingiustizia alla guerra, dalle diseguaglianze al razzismo allo sfruttamento dell’ambiente, e dai muri approdano a un appuntamento espositivo con i crismi dell’ufficialità.

Il bisogno di immagini dal messaggio chiaro 

In coda a questo articolo ricapitoliamo alcuni appuntamenti espositivi in corso in altre città (Napoli, Roma, Firenze, di nuovo Bologna, Verona, Milano, Torino) che riguardano in qualche modo i tre autori del titolo bolognese. Intanto possiamo supporre che alla chiusura la rassegna di Palazzo Albergati potrà contare un alto numero di visitatori. Ma se i numeri contano soprattutto per il portafoglio degli autori e degli organizzatori, allo stesso tempo questi episodi ci raccontano anche un bisogno diffuso di prese di posizione e di immagini dal messaggio chiaro.

Maestri del comunicare 

Cosa troviamo, in questi artisti? Troviamo veri maestri del comunicare, vuoi tramite social media, vuoi tramite un’ubiquità mondiale e l’anonimato come Banksy, vuoi tramite immagini con un carico umano leggibile a tutti, comprensibili senza il filtro della critica, dei giornalisti, degli interpreti di professione. Il che, onde evitare malintesi, non è un bene o un male, quanto un segnale di quanto sia diventato decisivo trasmettere cosa crea anche per un artista visivo, magari per non imbrigliarsi a una galleria d’arte come sembrava indispensabile fino a poco tempo fa.
Non sono gli unici. A livello planetario i campioni di tale pratica potremmo citare anche il cinese Ai Wei Wei o, in Italia,  Maurizio Cattelan. Ma il discorso non finisce qui.

Jago: dal profugo sul ponte all'impatto sociale 

Una personale di Jago, l’anno scorso a Palazzo Bonaparte a Roma, ha superato i 140mila con visitatori appagati dalle sue sculture eseguite con maestria tecnica. Sempre l’anno scorso a Ponte Sant’Angelo nella capitale l’artista aveva collocato la scultura di un uomo rannicchiato al suolo, un profugo, dopo averla portata sulla nave salva profughi Ocean Vikings. Dal titolo “In Flagella Paratus Sum” (ovvero “Sono pronto al flagello”), era un messaggio sul Tevere sul razzismo, la povertà, il dolore, la paura. L’uomo sul ponte attraversato da romani e turisti ha stupito, ha commosso e infine ha visto un gruppo di ragazzi danneggiarlo stupidamente: forse non sapevano rispondere che con la violenza a quel messaggio proprio perché li toccava intimamente, li metteva in crisi, li infastidiva: chissà.
L’anno scorso in un’intervista a Fabio Pariante del sito Artribune Jago ha affermato che doveva metterlo in conto e puntualizzato: “L’opera e l’operazione artistica hanno sempre un impatto sociale e partecipano alle dinamiche di riqualificazione, della politica addirittura. L’artista è chiamato a dover essere in grado di poter condividere l’impatto sociale che ha la sua opera”. 

Veduta dell’opera Apparato circolatorio di Jago alla mostra “Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente”, 2022 – 2023, Bologna, Palazzo Albergati. Foto Cinzia Marongiu

 

Esigenze interiori e collettive   

Consapevolmente o inconsapevolmente chi osserva le sculture di Jago avverte questo forte “impatto sociale”. Invece guardare Banksy o Tvboy o opere di strada in una mostra a pagamento significa invece portare a galla una contraddizione probabilmente irrisolvibile: la contraddizione è data dal vedere opere in un appuntamento con biglietto da pagare quando nascono sui muri e per i muri pubblici delle strade.
Tuttavia, a costo di ripetersi, qui il discorso è: questi autori rendono immediatamente leggibili messaggi visivi immersi nelle contraddizioni, storture, ingiustizie e speranze del nostro tempo, toccano da vicino le persone perché esiste un bisogno potente di confrontarsi, di veder rappresentato il mondo, di interpretarlo attraverso l’arte, e un linguaggio diretto risponde a esigenze interiori e collettive. I primi a comprenderlo d’altronde sono soprattutto i giovani: forse perché sono più liberi da impalcature mentali difficili da smontare, non solo perché le opere di questi autori veleggiano a gonfie vele nei social media.

La rassegna a Palazzo Albegati a Bologna è prodotta dalla società Arthemisia con Piuma, Pop House Gallery, Apapaia. 
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Altri appuntamenti in Italia

A Napoli fino al 21 dicembre 2025 Jago espone nella Cappella dei Bianchi “Figlio velato”, scultura in marmo di un bambino coperto da un velo dichiaratamente ispirata al Cristo Velato di metà ‘700 di Giuseppe Sammartino nella Cappella di Sansevero.
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A Firenze la Cattedrale dell’Immagine nell’ex chiesa di Santo Stefano al Ponte, vicino a Ponte Vecchio, fino al 26 febbraio ospita “Inside Banksy - Unauthorized Exhibition, la prima mostra immersiva italiana non autorizzata”: non trovate le opere murali dell’artista britannico, probabilmente di Bristol, dall’identità finora tenuta nascosta, bensì uno spazio multimediale tra immagini, suoni e luci sullo street artista e sulla street art.
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La mostra itinerante “The World of Banksy – The Immersive Experience”: un percorso tra immagini, proiezioni, murales e oggetti sulla carriera e sulle tecniche esecutive dello street artist dagli inizi in poi. Gli organizzatori specificano che non è una rassegna autorizzata dal diretto interessato.
Fino al 28 maggio 2023 è alla Galleria commerciale nella Stazione Tiburtina a Roma
Fino al 6 agosto 2023 è a Palazzo Pallavicini di Bologna.
Fino al 29 gennaio 2023 è alla Stazione Porta Nuova di Verona
Fino al 30 aprile 2023 è alla Stazione Torino Porta Nuova. 
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La Agostino Art Gallery di Milano ha allestito, fino al 20 febbraio, la mostra “Lilibet. the Queen” con opere di Tvboy, Endless, Marco Lodola, Mr. Brainwash, Raptuz, Jamie Reid. Curata da Cinzia Lampariello Ranzi, raccoglie opere uniche e multipli di esponenti della street art e pop art che hanno riletto in chiave politica, sociale, satirica, la figura di regina Elisabetta II. 
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