Isabella Pratesi del Wwf: "Le stupende foto di Salgado sull'Amazzonia ci dicono che il collasso è vicino"

In questa intervista l'esponente del Wwf Italia parla della magnifica mostra al museo Maxxi di Roma : "Salvare la foresta tropicale e i suoi popoli è cruciale per tutti noi. Salgado lancia un allarme che è anche una preghiera"

Salgado riesce a cogliere l’anima stessa della natura”, osserva Isabella Pratesi: è “Conservation Director” del Wwf Italia, conosce il fotografo, conosce l’Amazzonia e l’abbiamo interpellata perché il museo Maxxi di Roma espone fino al 13 febbraio “Sebastião Salgado. Amazônia”: più di 200 scatti del fotografo brasiliano sono raccolti in una esposizione semplicemente magnifica e toccante, curata dalla compagna e complice Lélia Wanick Salgado, che è ben più di un atto d’arte. Con le sue immagini di donne, uomini, bambini, di fiumi, nubi, pioggia, alberi, monti, capanne, raggi di sole, foglie, in una gamma infinita di grigi, di bianchi e di neri, Sebastiao Salgado compone un poema visivo di estrema profondità, pulsante di vita. Un poema visivo che con il suo incanto vuole allarmarci perché tanta magnificenza di vita viene distrutta a ritmo forsennato, tribù e una biodiversità unica saranno compromessi per sempre e, non bastasse, l’intero pianeta pagherà un prezzo smisurato.

L’allestimento al Museo nazionale delle arti del XXI secolo voluto da Lelia Wanick Salgado avvolge: ha strutture circolari color terra per rimandare alle abitazioni delle varie tribù e la penombra vuole evocare cos’è la foresta tropicale. Un solo limite: il tempo di un’ora, dato con rispetto dal museo ai visitatori, è del tutto insufficiente, la mostra richiede almeno un paio d’ore, anche perché ha video-interviste a esponenti di varie tribù che sono illuminanti su come venga calpestato il diritto loro e della foresta a esistere, a vivere, a innervare un ciclo dove l'umano si integra con la natura.

Nell’intervista che segue Isabella Pratesi ci avverte: stiamo arrivando al “tipping point”, al punto di non ritorno per la foresta e dopo sarà dannatamente troppo tardi. Allora anche chi ha più di cinquanta o sessant’anni e ritiene che non sia un’urgenza, pensi a chi è giovane oggi. Chi ha figli o nipoti o conoscenti, che si chiamino Caterina o Irene, Giulio o Santiago o qualunque altro nome ricordiate, pensi almeno a loro, al loro futuro. Se potete, andate quindi al Maxxi: sarà un dono a voi stessi, per i figli, per i nipoti, oltre tutto un dono benefico dacché Salgado e compagna riversano i guadagni in un’area della foresta da loro acquistata e ripristinata a uno stadio prrecedente alle distruzioni.  

Clicca qui per la mostra al museo Maxxi 

Sebastião Salgado. Amazônia” è prodotta dal Maxxi con Contrasto (clicca qui per il sito), “Global partner”, Zurich, sponsor Bulgarelli Production. Il catalogo è pubblicato da Taschen (pp. 527, € 100). Nel bookshop trovate un’agilissima miniguida a 6 euro edita dal Maxxi e da Contrasto, mentre nelle sale trovate un libretto davvero utile con le schede numerate per ogni singola immagine.

Clicca qui per il sito del Wwf Italia

Isabella Pratesi, cosa raccontano le foto sull’Amazzonia di Salgado?

Riesce a cogliere l’anima della natura. È un concetto che senti moltissimo quando viaggi in Amazzonia. Lì hai la sensazione essere in un contesto che trascende la tua dimensione, di essere una parte piccolissima di una molto più grande, non ci sentiamo padroni del mondo. La natura è un sistema complesso e lì è tangibile: vedi alberi,  liane, felci, acque, insetti, ogni organismo, dal più piccolo al più grande, non esiste senza il respiro della foresta e di tutti gli altri organismi. Te lo senti addosso. Noi occidentali abbiamo perso la dimensione della natura, quanto sia potente, lì è nella sua essenza, è qualcosa di straordinario e non deve finire.

Qual è il messaggio del fotografo?

Il suo messaggio è in purezza, è prezioso, ha messo la sua capacità e passione al servizio di questi ecosistemi.

La distruzione di aree vastissima della foresta tropicale crea guasti enormi al clima del pianeta, vero?

È facile parlare di Amazzonia in termini di clima ma non è solo una questione climatica che assorbe CO2 e raffredda il pianeta. La foresta tropicale svolge funzioni  in tutto il ciclo. Il 20% delle acque dolci negli oceani arriva dall’Amazzonia e questo vuol dire bilanciare gli oceani, le correnti marine. Il “bioma” Amazonia è molto complesso e ha un ruolo cruciale nel pianeta.

Salgado ha trascorso molto tempo nella foresta e con le varie tribù.

Quando parli con lui ha presente la dimensione totalizzante dell’Amazzonia e poi diventa anche spirituale. Quando gli chiesi come salvarla disse che dobbiamo pregare. Il suo pregare è che esiste una dimensione spirituale che ci collega tutti noi esseri viventi e se sentiamo questa connessione siamo disposti a rinunce e a cambiare qualcosa nei nostri stili di vita.

In che modo le sue foto possono influenzarci?

È il modo più immediato, hanno anche più potere dei documentari della Bbc. È difficile dire perché ma queste foto ti catturano, entri nella dimensione della foresta. A me è successo pur essendo stata in Amazzonia grazie anche ai volti dei popoli che sono perfettamente integrati con l’ambiente. Forse è una dimensione spirituale il bianco e nero delle foto: pulisce da quanto non è essenziale, è come un raggio che ti entra dentro. La mostra deve essere vista dal più alto numero di persone possibile. Come Wwf consideriamo queste immagini una preghiera per l’Amazzonia dove tutti noi possiamo essere parte attiva e capire cosa c’è dietro la deforestazione.  

 

Isabella Pratesi del Wwf nella Repubblica centrafricana. Foto Claudia Amico

 

Gli ultimi dati quali sono?

La valutazione dell’ultimo anno, con termine agosto 2021, ha rilevato un 20% di aumento di deforestazione rispetto alla media anni precedenti.  

Non si tratta anche di una questione politica?

Assolutamente sì, è una questione politica oltre alla domanda ai consumi. Il presidente del Brasile Bolsonaro ha aperto tutte le porte allo sfruttamento dell’Amazzonia. Quando si è insediato disse che deve diventare una economia. Per un giusto sviluppo ci sono altri modi anche per conservare la foresta tropicale, ma lui ha interessi nell’ agrifood, ha messo in istituzioni cruciali persone in modo che si andasse verso un maggior sfruttamento dell’Amazzonia.

E le tribù che là vivono sono sempre più a rischio di sopravvivenza.

Anche chi si occupa di diritti popolazioni ha visto un aumento delle "ingressioni", degli sconfinamenti delle aziende in territori indigeni. È difficile monitorare la foresta ma chi segue questi problemi sa che la protezione dei territori indigeni è peggiorata con il governo Bolsonaro. I report hanno dati molti allarmanti.

Come Wwf cosa chiedete?

Abbiamo chiesto che l’Amzzonia diventi patrimonio inviolabile dell’umanità sia per le culture indigine sia per le sue biodiversità. Un giorno l’umanità si renderà conto che certi sistemi vanno protetti, se no la biosfera collassa. L’Amazzonia è cruciale.

Faremo in tempo?

Ci sono ricerche che dicono che l’Amazzonia è vicina al tipping point: è il punto individuato dagli scienziati oltre il quale anche se la deforestazione per miracolo si fermasse la foresta avrà perso così tanta superficie da non riuscire più a mantenersi. Il  sistema funziona perché su grande dimensioni riesce a prodursi acqua, piogge, il clima di cui ha bisogno. Nel momento in cui la superficie persa supera il 20-25% le foreste non hanno più la capacità di automantenersi e subentra il collasso ecologico inarrestabile. La foresta diventa più asciutta, più prona a incendi e venti. Lo scenario successivo è la savana e la perdita della foresta umida tropicale.

Il territorio viene distrutto per coltivazioni e allevamenti.

La follia umana è che distruggiamo le foreste per coltivare in un territorio fertile ma distruggiamo il sistema stesso che produce quella fertilità. Ci troveremo con un pugno di mosche, con terreni che avranno perso proprio la fertilità. Lo abbiamo già visto in altri territori. In Madagascar è subentrata la desertificazione cui sono seguite carestie e malattie. Il caso più eclatante è Haiti: la deforestazione ha tolto sistemi che producevano acque e proteggevano anche dalle malattie. Là vediamo tutte le emergenze possibili. La distruzione di quegli eco sistemi provoca anche questi danni , per esempio all’acqua potabile.