L'ultimo sogno di Christo e Jeanne Claude: l'Arco di Trionfo nascosto da 25 mila metri di tessuto

Genio o vanità? Arte o abile operazione di marketing? Talento o autoreferenzialità? Da decenni sono queste le domande attorno alle opere di Christo, artista bulgaro-americano scomparso un anno fa all'età di 84 anni divenuto celebre per aver impacchettato grandi monumenti di tutto il mondo. E anche la nuova opera (postuma) è destinata a far parlar tanto di sé: dal 18 settembre l'Arco di Trionfo a Parigi sarà completamente nascosto da migliaia di metri di tessuto e resterà così imballato per tre settimane. Per la gioia dei parigini, dei turisti e degli appassionati d'arte contemporanea di tutto il mondo. 

I lavori nella foto di Wolfgang Volz (Christo and Jeanne-Claude Foundation)

L'Arco impacchettato

Il progetto dell'”Arco di Trionfo impacchettato” è una vecchia idea di Christo Javacheff e di sua moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon, nata nei primi anni Sessanta durante gli anni parigini della coppia che viveva proprio vicino a Place Charles-de-Gaulle e al più celebre monumento di Parigi. Erano gli anni in cui i due immaginavano grandi opere di arte pubblica, effimere ma visibili liberamente da tutti e di grandissime dimensioni. Il progetto dell'Arco di Trionfo era tra questi: ci sono voluti sessant'anni anni per realizzarlo, due anni fa le autorità francesi hanno dato l'ok e oggi gli eredi dei due artisti, in primis il nipote Vladimir Yavachev, sono riusciti finalmente a dare inizio ai lavori. Il sogno di Christo e Jeanne-Claude si avvera così dopo la loro morte, con uno dei monumenti più conosciuti al mondo rivisitati grazie all'estro creativo e alla incredibile progettazione tecnica e organizzativa della coppia. Per terminare il lavoro serviranno 25 mila metri di polipropilene blu-argento e sette mila metri di corda rossa, una squadra di operai specializzati in lavori acrobatici, e poi ingegneri, architetti, aziende pubbliche e private, fornitori e commercianti per un cantiere iniziato simbolicamente il 4 luglio davanti a passanti e turisti incuriositi dalla spettacolarità dell'impresa. L'opera costa 14 milioni di euro, e come ben specificato sul sito christojeanneclaude.net non gode di finanziamenti pubblici ma è pagata interamente con i ricavi della vendita di studi preparatori, disegni, collage, modelli in scala, opere degli anni '50 e '60 e litografie di altri lavori. Indispensabile il sostegno degli enti francesi: al progetto collabora il Centre des Monuments Nationaux che gestisce l'Arco di Trionfo, in coordinamento con il Comune di Parigi e il Centro nazionale d'arte e cultura George Pompidou.

Reichstag a Berlino, Mura aureliane a Roma, Ponte Nuovo a Parigi: i monumenti impacchettati da Christo e Jeanne-Claude

Può un'opera d'arte effimera smuovere milioni di persone al mondo e lasciare una traccia evidente e famosa per i decenni a venire? La risposta è sì, se pensiamo al Palazzo del Parlamento tedesco, alle Mura aureliane e alla Porta Pinciana a Roma, al Ponte Nuovo nel cuore di Parigi: sono tra le opere più celebri firmate da Christo e Jeanne-Claude dagli anni Sessanta in poi. La prima opera del genere fu creata nel 1968 in Italia, all'interno del Festival dei due Mondi a Spoleto quando vennero imballate la Fontana di piazza del Mercato e il Fortilizio dei Mulini, mentre due anni dopo vennero imbustate le statue di Vittorio Emanuele II e Leonardo da Vinci a Milano; l'ultima è il Reichstag di Berlino nel 1995. Oltre ai lavori di impacchettamento, la coppia ha creato in tutto il mondo installazioni spettacolari e dal forte impatto grazie a dimensioni grandiose ed effetti cromatici. L'ultima opera firmata Christo è il London Mastaba, una sorta di piramide tronca dalla base rettangolare alta venti metri e realizzata con oltre 7500 barili di petrolio vuoti, impilati uno sull’altro e appoggiati su una piattaforma galleggiante di polietilene che ne sostiene le oltre 600 tonnellate di peso.

London Mastaba

Camminare sull'acqua, il ponte sul lago di Iseo

Floating Piers è una delle installazioni più belle e celebri degli ultimi anni. Anche questa idea ha richiesto decenni di lavoro: proposta prima in Argentina, a Buenos Aires, e a Tokyo in Giappone, è stata alla fine autorizzata in Italia e realizzata sul lago di Iseo come una rete di pontili galleggianti tra Sulzano, Montisola e l'isola di San Paolo. Per avere un'idea della grandiosità del progetto basta guardare i dettagli: ci sono voluti 220 mila cubi di polietilene e 100 mila metri quadrati di tessuto giallo con cui si sono realizzati tre chilometri di pontili sull'acqua e un chilometro e mezzo su strada. Il lavoro ha richiesto un complesso progetto di ancoraggio sul fondo del lago, con una struttura metallica che reggeva 190 blocchi in calcestruzzo da 5 tonnellate e mezzo ciascuno, e impiegato una squadra di sommozzatori professionisti. L'installazione, aperta il 18 giugno 2016 e chiusa il 3 luglio 2016, è stata vista da un milione e mezzo di persone con un impatto economico sul territorio senza precedenti. Come tutte le opere di Christo e Jeanne-Claude, anche questa ha generato polemiche: arte fine a se stessa, autocelebrativa, che non lascia nulla a chi la vede e totalmente priva di interesse, ha dichiarato Philippe Daverio, mentre Vittorio Sgarbi l'ha definita una "passerella verso il nulla" incapace di dialogare con il territorio e Mimmo Franzinelli l'ha chiamata una "furbata d'artista". 

Di arte contemporanea, significato e polemiche

Piacciano o meno, è innegabile che le opere di Christo e Jeanne-Claude così spettacolari e ricche di dettagli nella loro grandiosità non smettano mai di far parlare di sé. Probabilmente non dialogheranno con il resto del mondo, così concentrate attorno ai monumenti per cui sono state concepite, ma è innegabile che siano in grado di suscitare ovunque meraviglia e stupore.