Helmut Newton, Berlino celebra il cattivo ragazzo della fotografia con la grande mostra "Legacy"

Il Museo della Fotografia ha inaugurato l'esposizione che ripercorre la vita e le opere del grande artista berlinese

Helmut Newton, Berlino celebra il cattivo ragazzo della fotografia con la grande mostra 'Legacy'

A cento anni dalla nascita, Berlino celebra il suo concittadino Helmut Newton con una grande mostra fotografica visitabile al Museo della Fotografia fino al 22 maggio: "Legacy", 300 opere di cui la metà mai esposte prima, è un viaggio per immagini attraverso l'eredità artistica del fotografo, nato nella capitale tedesca il 31 ottobre 1920 e scomparso nel 2004 a 84 anni. L'esposizione, la cui apertura era in programma per il centenario dalla nascita e poi rinviata a ottobre 2021 a causa della pandemia, è curata dalla Fondazione Helmut Newton, che nel 2003 ha ricevuto in dono la sua collezione fotografica, ed è accompagnata dal catalogo pubblicato da Taschen.

Fotografo per caso

Il giovane Helmut Neustädter, nato da una benestante famiglia ebrea, aveva appena 12 anni quando imbracciò per la prima volta una macchina fotografica; quattro anni dopo iniziò l'apprendistato con Elsie Neulander Simon, tra le più apprezzate fotografe nella Germania dell'epoca, ma nel 1938 dovette lasciare il paese a causa delle leggi razziali naziste.

Nella sua autobiografia, pubblicata poco prima di morire, Helmut ricorda che la partenza fu quasi provvidenziale, dato che lo portò a lavorare nel campo della fotografia risparmiandogli un destino praticamente segnato come fabbricante di bottoni nell'azienda paterna. Da Singapore, che lo accolse come profugo, fu poi espulso e costretto a imbarcarsi per l'Australia dove trascorse due anni in un campo d'internamento prima di arruolarsi nell'esercito australiano e iniziare una nuova vita come Helmut Newton. La svolta, dopo anni di collaborazioni free lance, arrivò nel 1961 con la rivista di moda Vogue, che lo portò a trasferirsi a Parigi insieme alla moglie June, anche lei fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs. Fu l'inizio di una carriera straordinaria nel campo dell'arte e della moda. 

June Brown, miglie di Helmut Newton e presidente della Fondazione a lui dedicata (Credits: Ansa)

 

Fetish e moda, uno sguardo nuovo 

Il nome di Helmut Newton troneggia nell’Olimpo dei fotografi che hanno lasciato il segno. Non si limitò a lavorare per tutte le più importanti riviste di moda, da Vogue a Harper’s Bazaar, da Elle a Marie Clarie passando per Vanity Fair, Elle, GQ e Max: Newton seppe piegare la moda e indirizzarla verso la sua personale visione dello stile. Padre di quel genere che potremmo definire erotismo patinato, fin da giovane Helmut seppe rendere i corpi dei suoi modelli e delle sue modelle un oggetto del desiderio, mai in modo volgare e sempre sofisticato. La sua idea così provocatoria ma anche immaginifica ed equilibrata gli permise di costruire set fotografici utilizzando anche elementi fetish e sadomaso che prima erano considerati tabù e relegati alle riviste pornografiche.

"Autoritratto", 1981. Credits: Ansa


Newton seppe fare di queste provocazioni iconiche opere d’arte, storie in grado di raccontarsi attraverso l’immagine, in una sorta di narrazione muta. Un'operazione che da un lato gli garantì un grandissimo successo come fotografo innovatore, capace di raccontare la femminilità con un linguaggio nuovo, dall'altro gli attirò diverse critiche soprattutto per l'uso provocatorio del corpo delle donne, ritratte anche in atteggiamenti di sottomissione o completamente spogliate, vestite solo di un paio di tacchi a spillo. Le sue immagini vennero spesso censurate, il suo lavoro tacciato di volgarità e eccessiva spudoratezza. Eppure, se percorriamo le immagini in mostra a Berlino, la sensazione non è quella di figure femminili inermi e abusate ma di creature forti che si muovono disinvolte e riescono a interpretare con fermezza il tempo che vivono. 

 

Credits: Ansa

Non solo moda

Oltre alle infinite collaborazioni con stilisti e riviste di moda, Newton lasciò la sua impronta anche nel ritratto fotografico in bianco e nero di personaggi celebri: i volti di David Bowie, Sophia Loren, Leonardo Di Caprio, David Lynch e Isabella Rossellini, Sigourney Weaver, Sting, Jack Nicholson, Luciano Pavarotti, Mick Jagger sono oggi divenuti iconici anche grazie all'obiettivo di Newton. Helmut morì dopo una vita di successi colpito da un infarto mentre guidava una Cadillac a West Hollywood, in California. La sua eredità, ben raccontata dalla mostra berlinese, è un immaginario fatto di volti, sguardi e corpi che raccontano un secolo di contrasti e bellezza. 

Credits: Ansa